Cultura

LE ‘STORIE’ DI BARRACANO: UN’ECCELLENZA DEL VECCHIO OSPEDALE NEI PRIMI DECENNI DELL’800

di GIUSEPPE CLEMENTE

Il piccolo, ma efficiente ospedale cittadino si trovava alle spalle della chiesa di S. Antonio Abate. Nacque nel 1570 come “ospedale pei malati poveri e i pellegrini” e fu attivo fino al luglio del 1915, quando venne inaugurato il nuovo ospedale “TERESA MASSELLI”.Oggi la struttura del vecchio nosocomio è ancora lì, intatta, almeno all’esterno, con un ampio portone incorniciato da un interessante portale. Quanti però lo riconoscono come “luogo della memoria”, di una memoria dispersa e da recuperare? Ebbene, quelle mura sono state testimoni dei primi tentativi di uno dei più importanti progressi della medicina: la rimozione delle cateratte.A San Severo, sì proprio nella nostra città, negli anni trenta dell’800, si eseguivano già interventi sulla cateratta. Allora essere afflitto dalla opacizzazione del cristallino significava perdere la vista.Quando perciò nel freddo gennaio del 1828si sparse la voce che nel piccolo ospedale di San Severo era giunto un medico chirurgo, che guariva “i mali degli occhi”, furono in molti, provenienti anche dai paesi vicini, quelli che, ciechi ormai da diversi anni, chiesero di essere visitati da GENNARO BARRACANO, che veniva da Napoli e che aveva la fama di sapere intervenire sulle cateratte e sulle ulcere della cornea. Era un “dottore di medicina e di oftalmiatria”, girovago, che da Napoli si recava a Salerno, in Basilicata, a Foggia, a San Severo e, sicuramente in altri posti, ovunquec’era gente che aveva bisogno del suo aiuto e dove soprattutto c’erano i presupposti per i suoi interventi.BARRACANOvenne a San Severo su sollecitazione diCAMILLO COMO dei Duchi di Casalnuovo, che, molto verosimilmente, già conosceva.COMO,sottintendente della città dal 1823 al 1833, fu, oltre che solerte funzionario, anche benefattore dei suoi amministrati perché contribuì a proprie spese, “per fare alloggiare nel detto ospedale quell’infelici che ebbero bisogno della mia mano”, come scriverà BARRACANO. Numerosi furono gli interventi agli occhi effettuati nel 1828 a San Severo, alla presenza dello stesso Sottintendente, dal medico e oculista napoletano, il quale l’anno successivo raccolse e pubblicò a Napolile “Storie”, così chiamò i casi a lui sottoposti, in un prezioso volumetto, Saggiod’ecraxis (d’incisione, ndr) o particolari di talune operazioni di cateratte seguite dal modo di curare le ulceri della cornea, in cui descriveminutamente la tecnica usata, soffermandosi sullo stato di salute dei pazienti e sull’esito dell’operazione stessa. Mi piace riproporne qualcuna. La “storia” di GERARDO d’API di anni 35, lavoratore di campagna, cieco con cateratte mature in ambo gli occhi da otto anni.  “Questa fu la prima operazione ch’eseguii nell’ospedale di San Severo. Mi onorarono da spettatori i dotti medici e chirurgi tutti di quella Città di cui ben a ragione va superba. Elassi i 40 giorni dell’operazione uscì dall’ospedale” e si mise incautamente a zappare, rischiando di morire per una “terribile” pleurite. La “storia” diSALVATORE PRESUTTO di anni 64 cieco da quattro anni con le cateratte in tutti e due gli occhi: “Non mi fece lavorare con molto stento, le iridi vennero sotto al coltello e francamente le recisi, asportandone anche dopo de’ lembi colle cesoie”.La storia ancora di COSTANTINA GIORDANI di anni 40 vedova, cieca in ambedue gli occhi da anni nove, “che timidissima ed incapace di persuasive” non voleva che l’operazione iniziata avesse termine, costringendo BARRACANO ad “estrarre le cateratte e le capsule” mentre urlava e si dimenava. Nonostante tutto riacquistò la vista. E, infine, la storia di NICOLA BORRINO di anni 84, carrettiere di San Severo. “Cieco da otto anni con cateratte in tutti due gli occhi” Dopo l’intervento “mostrò fin dal principio discernere con tanta acuzie, e precisione da conoscere la più piccola moneta anche a qualche distanza, ed ora anche senza far uso di occhiali è ritornato a malgrado della età al penoso mestiere di carrettiere, e pare siasi di molto ringiovinito”. Ovviamente i metodi di BARRACANO, come spesso accade, non erano da tutti condivisi e lui, senza scomporsi più di tanto, rispose ai suoi detrattori con i celebri versi di ORAZIO, che iniziano così “Si quid novistirectius” (Orazio, Epistole, I, 6, 67-68) e che tradotti dicono: “Tu conosci qualche regola migliore? Ebbene, parla senza scrupoli; se no, condividi con me questi precetti”.

 

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