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L’ESSENZIALE NELLA POESIA DI LUCIANO NIRO. Fedora Spinelli

Ho letto e riletto la silloge di poesie “Geli di tenebra” di Luciano Niro e l’ho trovata attualmente moderna: flash di poesie, brevi componimenti “scanditi da un senso malinconico di fondo”, in un presente di libertà mentale, di sensibilità emotiva, intessute da un linguaggio razionale.

Versi liberi e iconici, là dove il sogno è luce, che emerge dal grigiore di una vita quotidiana con un fine salvifico della scrittura, attraverso ricerche filosofiche di un’ansia esistenziale, fino al sentiero della morte, perché “tutto ciò che nasce è degno di perire”.

Quello di Niro è un lirismo dialogico, fra lui e la vita, frutto di un autentico poeta, e come tutti i poeti del Novecento a cui Luciano si è ispirato, raccoglie la sofferenza, l’amara solitudine, sull’orizzonte di un inconscio tremante. Il valore della Parola si è trasformato in bellezza artistica.

Anche il dolore di una vita amara, il percorso di una strada acciottolata, non l’hanno abbattuto mai. Guardava avanti, con coraggio e determinazione. Luciano Niro ha saputo sempre trovare una sintesi in parole e in scritti, che lui scolpiva prima sul cuore e poi trasferiva sul foglio.

Il nostro poeta, Luciano Niro, è stato una persona di umanità e signorilità, che aspirava, con i suoi scritti, a una coniugazione positiva con i lettori.

Vi invito a leggere “Geli di tenebra”, agile e attuale. Di seguito riporto una sua lirica di profondo significato.

Almanacco illustrato

 

E così ti scorderai di me

sarò un’immagine spenta

nell’almanacco illustrato

dei tuoi anni più belli,

flebile eco della tua voce argentina,

parola biascicata,

solo un nome incerto

un ondeggiare scialbo.

E poi, Nulla.

                                                           Luciano Niro

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