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LETTERA A BABBO NATALE! Casa di Babbo Natale presso Palazzo Celestini

Di Teresa Francone

Caro Babbo Natale,

son ormai anni che non ti scribacchio.  Non ricordo più quante lettere ti abbia inviato e quando sia stata l’ultima. Oramai son grande…, ma quest’anno, tra luci, alberi e storielle di ladruncoli e volenterosi addobbatori, non è arrivata la neve ma il ghiaccio, quello per il pattinaggio. Musica ed allegria.  Alla tua casa posson far visita grandi e piccini, in pochi minutini. Se guardassi nei miei occhi, vedresti il rubro anno dei miei amici sanseveresi. Colmo di sofferenze, di grandi perdite e grandi conquiste.  Zimbelli di un grande Paese chiamato Italia, che li ha relegati agli ultimi posti.  Molti han viaggiato lontano per non sentire la lunga agonia della povertà economica e del cuore. Hanno perso amici che non dimenticheranno mai. Giorgio, Roberta, Vincenzo e tanti altri rimasti senza nome ma che sicuramente si auspicano da lassù, per la loro città, un Natale nuovo. Hanno conosciuto Vito a cui è stata intitolata una strada. Hanno sofferto per una gioventù senza sogni che trasforma tutto in rabbia e violenza. I sanseveresi hanno visto togliersi diritti inalienabili. Il diritto ad un ospedale d’eccellenza, ad una stazione che non sia degli addii ma degli arrivederci, a strade che non siano delle “mulattiere”, ad un verde che   risalti e non ombreggi, ad una bellezza che non sia estranea al cittadino, ad una vita fatta di commercio ed artigianato, ad una  cultura aperta a tutti, ad un mondo aperto ai bambini e agli anziani, ad un mondo vivibile per chi soffre la disabilità, al rispetto e al diritto al lavoro, al diritto di essere fuori e non nascondersi nel buio della notte, per vivere da malandrini. Sono stati derubati di tutti i buoni propositi. Ognuno di loro ha un posto vuoto alla tavola del Natale. Nonostante tutto non si sono persi d’animo e sono riusciti a essere una piccola luce che la puoi scrutare guardando in alto, perché essi brillano come le stelle. Sembrano piccoli ma son grandi. Tanti ne abbiamo visti brillare fuori dai cieli di questa città. Ce l’hanno messa tutta ed ecco che si sono aperti. Si sono stretti contro la delinquenza, contro il femminicidio, contro il razzismo, contro l’omofobia, e qualcuno ha pure dato voce agli amici a quattro zampe. Una forte lotta contro una mentalità che non riusciva a schiudersi al futuro. Hanno cercato di stringersi fortemente ad un territorio che necessitava di essere salvaguardato, cominciando dalle mani dei bambini. Hanno rispettato ordinanze nonostante il cuore scoppiava, perché essi son così focosi che è difficile spegnerli. Ed anche quando sembrava che niente li tenesse uniti han fatto sempre la scelta giusta. Dicono che il sanseverese se abbia carne o pesce non sia mai contento, eppure è un modo di rimostrar il proprio scontento. Come dargli torto!  Cosa chiederti, per loro, se non che il color    sanguigno dell’anno diventi l’albero verde della speranza. Nel calore di ogni casa intorno ad una tavola su ogni piatto di zuppetta si respiri profumo di una San Severo rinnovata.

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