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Lettera a Babbo Natale…..vorrei per San Severo…

Caro Babbo Natale,

quest’anno voglio scriverti anch’io una letterina sperando tu possa esaudire i miei desideri.

Vorrei essere generosa e ti chiedo di regalare a tutti gli amministratori del Comune di San Severo un’agenda, perché per governare bene è fondamentale pianificare. Ciascuno potrà appuntare scadenze, incontri e incombenze. Così, magari, non rischieremo di perdere finanziamenti pubblici e di non avere locali pronti per attività culturali nei tempi adatti. Desidero regalare, poi, finalmente la fibra ottica al mio paese: non si sa mai che, con una buona linea internet, qualcuno si decida a studiare le strategie, le idee, le innovazioni di altre città italiane ed europee: non per copiare e avere un bel voto…ma perché a scuola, l’amico bravo, passa sempre la risposta che fa guadagnare la sufficienza! Vorrei regalare anche un compendio dei maggiori codici di legge. E’ sempre bene tenere le edizioni aggiornate: non si sa mai…In modo particolare evidenzierei il decreto legislativo 163 del 2006, quello circa gli appalti e le concessioni pubbliche: da imparare a memoria come le preghiere al catechismo! Ah, poi vorrei regalare le chiavi del cassetto dove è stato conservato il progetto sulla fogna bianca: così forse qualcuno si deciderà ad aprirlo e a trovare i fondi per realizzare una delle cose più serie delle quali ha bisogno la città. Ho sempre sognato vivere in una città con il lago ma averlo dentro casa forse è un po’ troppo! Regalerei, poi, una finestra nuova a Palazzo Celestini: non di certo perché non siano sufficienti quelle che già ci sono ma forse perché c’è bisogno di guardare a nuovi orizzonti; respirare aria nuova e pulita…non quella che puzza di “COMPOST”! Una finestra dalla quale guardare lontano, sciogliere gli ormeggi e ducere in altum: senza accontentarsi di “navigare sotto costa” e ammirare l’arcobaleno splendente formato dalle parole “educazione”, “cultura” quando il cielo è ancora grigio.  Io per prima mi affaccerei e vorrei avvistare, per esempio, all’orizzonte l’arrivo di una nuova stagione di lirica e di prosa: dove oltre a balletti, cabaret, musical e ginnastica al Verdi si possano tornare a “respirare” le “arie” che fanno vibrare il cuore.  Una finestra dalla quale guardare soprattutto agli ultimi, ai più poveri: delegati troppo spesso alla Chiesa che dove sopperire alle mancanze politiche in tema di attenzione ai bisognosi, di politiche sociali e ora, addirittura, di legalità. Una finestra dalla quale guardare all’Europa e pensare ancora a quanto sia bella San Severo, una piccola stella in questa bandiera azzurro cielo.  Vorrei, poi, regalare un piatto: si, un bel piatto di quelli maiolicati da apporre su una parete nella sala del Consiglio comunale così da ricordare che per fare di una comunità una famiglia bisogna mangiare tutti nello e dallo stesso piatto e non è possibile lasciare alcuni figli digiuni mentre qualcun altro ingrassa. Una città è madre: e le madri amano tutti i figli allo stesso modo: danno loro le stesse opportunità, non favoriscono l’uno arrecando un danno all’altro ma accompagnano tutti per mano affinché ognuno possa realizzarsi onestamente, secondo le proprie propensioni e capacità: nella campagna e nell’industria, nel pubblico e nel privato, nell’ufficio e tra la gente. Vorrei che il piatto avesse i colori del grano, dell’olio e del vino: che non devono essere solo prodotti buoni da “assaggiare” nelle grandi occasioni italiane ed estere ma simboli del territorio da difendere e valorizzare. Vorrei che sul piatto fosse ritratto il nostro centro storico: con i suoi campanili e le sue bellezze: il nostro cuore. Perché più un cuore è tenuto bene più tutte le membra godono dei benefici. Un centro storico valorizzato, vivo e vivente: pulsante di cultura e di bellezza: ché questa sola salverà il mondo! Infine, abbellirei palazzo Celestini con uno specchio…uno specchio magico in cui ogni volta che un amministratore si specchia possa visualizzare i termini sicurezza, legalità, trasparenza: perché questi concetti non possono essere solo belle parole di cui fregiarci delegando, poi, le responsabilità ad altri, ma la nostra stessa immagine, l’ombra delle nostre azioni, il riflesso delle vite di tutti: alla luce del sole!  A tutti i miei concittadini regalerei la speranza. Si, la speranza: questa parola che rasserena il cuore. Perché senza la speranza siamo davvero tutti morti. La speranza che tutto possa cambiare, basta volerlo, basta alzarsi, basta chiudere il giornale, rimboccarsi le maniche e iniziare a lavorare perché lamentarsi solo non basta.

Spero tu possa arrivare presto, caro Babbo.

Buon Natale, San Severo!

Lidya Colangelo – gruppo Italia Unica – San Severo

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