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Lettera al sindaco da un “NON SANSEVERESE” il Coronavirus non guarda in faccia a nessuno

“Salve Sig. Sindaco Miglio,

Sono un cittadino casertano, che studia a Padova ed è rimasto qui volontariamente per cercare di salvaguardare la sua famiglia, gli amici, e la città che tanto ama: Caserta.
Le scrivo perchè le mie strade con la vostra città , San Severo, si sono incrociate un bel po’ di tempo fa. Ho una fidanzata che è proprio della sua città, che mi ha fatto apprezzare San Severo, con tutte le sue bellissime sfaccettutature.
Una realtà, quella sanseverese, ricca di storia, cultura e tradizioni. Piena di tante persone con un animo gentile che quando le incontri ti portano a sentirti a casa come non mai. Devo tanto alla vostra città e alla vostra gente, che ho scoperto essere di una bontà e cordialità unica.
Tengo a cuore San Severo, come a Caserta, alla stessa stregua. Non potevo tacere innanzi a questo scenario così triste che pian piano ci sta portando via le persone che più amiamo.
Come Le ho detto, abito a Padova, una zona colpita a pieno dalla pandemia, le persone muiono uno ad uno, c’è chi va in terapia intensiva –sempre se è fortunato, visto i pochi posti a disposizione- chi va in terapia e chi resta a casa, nonostante la positività, tra un colpo di tosse e una febbre alta.
Vivere la quotidianità a suon di ambulanza non è facile. Ma si cerca con positività di affrontare il tutto. La realtà qui, come Le ho detto, è cruda come non mai, ma ha aiutato la gente a capire cosa fare e cosa non fare in questi casi, a prescindere da un’ordinanza restrittiva. Si è capito che uscire di casa è di quanto più pericoloso, che fare la spesa e portare il cane a spasso, non è considerato uno svago, bensì un dovere, l’uno per alimentarsi, l’altro per far fare i bisogni al proprio cane. Si è capito che fare la corsetta solitaria è un qualcosa in più. Perchè se ogni singolo pensasse a farsi una corsetta in solitario, un altro a sua volta farebbe lo stesso, moltiplicando tutti questi singoli, ci ritroveremmo un agglomerato di persone. Il sacrificio sarebbe uno soltato mentre altre persone lavorano: RESTARE A CASA, se tutti lo facessimo davvero, risolveremmo il problema quanto prima.
Il mio appello da cittadino non-sansevere che ama la vostra città è uno, soprattutto rivolto a coloro che ancora non comprendono la gravità del problema, uscendo tranquillamente, considerandosi invincibili, “perchè tanto sono giovane”, “ perchè tanto sono anziano, sono sopravvissutto alla Guerra”, “tanto a me non capita, sono super accorto”, ecco, a queste persone è rivolto il mio appello. Il virus non guarda in faccia a nessuno, prende tutti se tutti si espongono, se tutti lo sfidano, se non si ascoltano gli esperti che continuano a diffondere un messaggio preciso e facile da comprendere: L’UNICO VACCINO CONTRO IL VIRUS È RESTARE A CASA.
Siamo fiduciosi e speranzosi, sopportiamo questa situazione con tanta forza d’animo e tanto sacrificio, siamo più forti del virus, siamo responsabili.
Anche perchè sanseveresi cari, io ho fatto una promessa a Giulia, la mia fidanzata, esserci ad ogni Festa del Soccorso. Una festa meravigliosa che non vorrei perdere per niente al mondo. Un abbraccio fortissimo, San Severo regisci, sei più forte di quanto pensi.”

-Renato

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