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LETTERA APERTA AL SINDACO DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE MAKONDO

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

“Egregio sindaco,
Abbiamo tutti assistito tristemente ai fatti di cronaca che hanno segnato negativamente la nostra città.
Un momento difficile e drammatico che ha visto San Severo protagonista, anche se tutta la capitanata, e non solo, vive gli stessi problemi, di una negativa ribalta nazionale. Il dibattito che ne è scaturito ci ha lasciato spesso allibiti.
Piuttosto che riscoprire il senso di comunità, di stringerci e trovare insieme risposte, si è preferito trasformare la rabbia e lo sdegno dei cittadini nella voglia di fare scontro politico.
Rabbia e paura sono comprensibili, i cittadini hanno ragione nel chiedere più sicurezza, ma non si può banalizzare su un tema così importante cercando visibilità sui social e provando a scaricare tutte le responsabilità sul sindaco o su un’amministrazione.
D’altronde gli stessi rappresentanti politici e istituzionali di opposizione, o vicini al centro destra, non ci pare si siano scagliati con la stessa forza e veemenza contro il sindaco di Foggia, città che vive una situazione assai più critica della nostra, Landella.
Forse sarebbe stato più opportuno utilizzare forze ed energie per dare una lettura non banale dei fenomeni a cui abbiamo dovuto assistere. E invece le polemiche, nate e sviluppate sui social network,o sui vari articoli che abbiamo letto in questi giorni, ci sono sembrate inutili, artefatte, sicuramente più interessate alla ricerca “del consenso” piuttosto che mosse dalla volontà di cambiare qualcosa e di proporre azioni volte al cambiamento.
Crediamo che per affrontare certi argomenti occorra onestà intellettuale soprattutto lo sguardo rivolto ai pensieri lunghi.
Con questa premessa cogliamo l’occasione del suo, annunciato nei giorni scorsi, incontro con il viceministro dell’interno, Filippo Bubbico per sottolinearle che, a scapito di ciò che alcuni provano ad affermare, in tanti credono nel suo operato. Siamo consapevoli delle difficoltà e che il problema della criminalità necessita innanzitutto di un forte lavoro di indagine e di presenza di forze dell’ordine che non sono poteri che spettano al Sindaco. Abbiamo perciò apprezzato il consiglio comunale monotematico per stimolare il prefetto così come riteniamo apprezzabile l’incontro con il viceministro. Ma se è vero che l’attività repressiva è importante e che il sindaco, l’amministrazione  locale in genere, hanno poteri limitati in merito alle questioni di sicurezza e ordine pubblico, è altrettanto vero che il tema della prevenzione è il vero terreno sul quale agire.
La repressione è un’arma per combattere la criminalità ma se vogliamo risolvere alla radice il problema sono altri gli strumenti che bisogna mettere in campo. Noi non vogliamo gli eserciti. L’esercito non è la chiave di volta, la panacea di tutti i mali. Siamo infatti convinti che le armi, più importanti da utilizzare, per combattere la criminalità, siano la cultura della legalità, adeguati modelli di welfare per contrastare la povertà, l’inclusione sociale, politiche attive per il lavoro.
Bisognerebbe puntare sulla ri-educazione, sul re-inserimento. È questa la vera sfida!
Noi siamo convinti che San Severo sia una bellissima città. Una città ricca di storia e di storie che spesso ci dimentichiamo di valorizzare. Molti di noi hanno fatto la scelta di non andar via, ma di restare in questa terra. Restare per cambiare, cercando ogni giorno di far emergere quanto di bello ci sia nella nostra città, le sue potenzialità.
A Lei in qualità di primo cittadino ma a tutti i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche, del mondo della rappresentanza in genere,chiediamo di non svilire le nostre aspettative costruendo le giuste speranze per ridare forza all’idea di un futuro migliore.
Ma il solo lavoro delle istituzioni non basta. Serve una rivoluzione culturale dal basso capace di smuovere le coscienze, capace di dare una nuova prospettiva al nostro agire quotidiano. I tanti che si sono riversati in piazza, rispondendo all’appello dell’Epicentro, sono stati un segnale forte che ha indicato quale strada seguire.
In questa direzione ha avuto importanza lanciare misure come l’idea della denuncia “anonima” cioè fatta al Sindaco che avrebbe messo quindi la sua faccia. E’ un segnale importante per dimostrare che le istituzioni non lasciano solo nessuno.
Innanzitutto volevamo salutare positivamente l’istituzione dell’equipe per il maltrattamento e gli abusi. Uno strumento importante soprattutto per intervenire nei confronti di quei minori che poi rischiano di infoltire le fila di quei “bulli” che spesso vediamo infastidire i nostri anziani per le vie della città.
In questo senso sarà fondamentale incentivare una serie di interventi.
Partendo da quello che non si è mai fatto negli ultimi anni a San Severo. Ad esempio maggiore attenzione agli interventi educativi e di prevenzione dei comportamenti antisociali e criminosi a partire dalla minore età, di sensibilizzazione della società civile e delle istituzioni pubbliche, contribuendo in questo modo all’educazione alla legalità, alla crescita della coscienza democratica, all’impegno contro la criminalità organizzata e diffusa.
Fondamentale sarà la capacità di agire in maniera congiunta mettendo insieme istituzioni locali, la scuola, le agenzie educative e i diversi attori impegnati nel campo della promozione della salute. Ad esempio promuovere protocolli di intesa tra Asl, scuola e comune per incentivare la prevenzione.
Altro tema che ci sembra interessante ribadire, allo scopo di contrastare i fenomeni di illegalità, è l’idea di riqualificare spazi pubblici attraverso il sostegno di iniziative culturali volte a favorire l’integrazione sociale;
Promuovere iniziative di sensibilizzazione e di formazione per diffondere la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile nel mondo dell’impresa, della cooperazione, del lavoro e delle professioni.
Le cose da dire e da fare potrebbero essere ancora tante come ad esempio aprire un serio confronto sul recupero dei beni confiscati alla mafia. Sappiamo però che amministrare una realtà come la nostra non è facile. Gli endemici ritardi del nostro sud, il gap sulla programmazione di certi settori che si è costruita nel tempo, la mancanza di risorse economiche, l’incapacità di questo territorio, negli anni, di trattenere alcuni dei suoi figli migliori non hanno certo reso la nostra San Severo un città che poteva guardare con grandi speranze al futuro. Ma siamo certi che vi sono tutte le condizioni per ritrovare forza e speranza.
Le chiediamo di essere vicino agli ultimi, alle nuove generazioni, alle periferie umane ed esistenziali che non trovano voce e ascolto. Le chiediamo di intervenire sulla crescita, sull’innovazione e sul lavoro.
Noi proveremo a fare il nostro, convinti che la prospettiva del NOI sia la più interessante, e che ciascuno non deve rinunciare ai suoi diritti doveri di cittadino. Le istituzioni facciano il loro costruendo un sistema di uguaglianza e giustizia sociale che intervenga alle fondamenta e segni un inversione di passo per il nostro territorio.”
Associazione culturale Makondo

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