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IL LIBRO DI FRANCO CANGELOSI: LUCI ED OMBREDEL POST- RISORGIMENTO NEL SUD

di FRANCESCO GIANNUBILO

Il noto studioso di storia e di letteratura contemporanea, il prof.FRANCO CANGELOSI, dirigente scolastico emerito della nostra città, ci ha regalato, con il suo ultimo volume “Nell’Ottocento e al tempo dell’UnitàPOLLINA”, presentato nel corso di una partecipata conferenza tenuta dallo stesso Autore nel trascorso mese di ottobre, presenti il Sindaco edalcuneautorità locali, un documentatissimo quadro storico-politico e socio-economico della sua Pollina e, con essa, di tutto il Regno delle Due Sicilie, all’indomani dello sbarco di Garibaldi e dei suoi Mille a Marsala, che avveniva in un clima di ristrettezze e di malcontento.Da ipercritico risorgimentalista, ripercorrendo, in certo qual modo, l’impronta del suo illustre conterraneo ROSARIO ROMEO in Risorgimento in Sicilia del 1950, il prof.CANGELOSInon esita ad ammettere che, pur nella situazione di diffusa povertà, sussistessero comunque, ancor prima del 1860, fermenti di nuova socialità e risentimenti contro gli stessi Borboniper l’esoso sistema di tassazione, nonché istanze di avvicinamento al Piemonte.E’ in siffatto contesto, dunque, che,con lo sbarco a Marsala dei Mille, i conati rivoluzionari si riaccendono improvvisamente e la Sicilia si ribella contro quella proprietà borghese, che aveva sì rimosso quella feudale, ma ne aveva ereditato molte caratteristiche strutturali.Si riaccendono, con la caduta del regime borbonico, aspettative e speranze di una società libera e prospera, di avvio di un generale benessere a fronte degli stenti invecefin lì patiti. Ed in effetti, i primi provvedimenti di Garibaldi si indirizzano in siffatta direzione, ma ben presto, a seguitodelle repressioni susseguite alle esplosioni di violenza contadina, subentra il disincanto sul Risorgimento: Garibaldi -ci dice CANGELOSI – abbandona gli umili e si allea con i potenti di sempre, “i nobili restano con il potere e le loro terre. Ai loro palazzi essi si limitavano ad abbattere lo stemma borbonico”.Il Risorgimento, indubbiamente, pur con tutte le sue promesse di diffuso benessere, in realtà arrecava ben poco alla società dell’isola così come a quella meridionale in generale, talché i poveri rimanevano poveri, le masse continuavano ad essere escluse dal potere e i “camaleonti”si travestivano da piemontesi, cosicchésopravviveva l’eredità dei Borboni e quasi intatta la proprietà terriera, in una apparente situazione di legalità. Quel Risorgimento, dunque, senza nulla togliere alla sua grandiosità come basilare evento rivoluzionario del XIX secolo, non manteneva le sue promesse di riscatto del sud dalla condizione di povertà,per cui, lasciatoallo stato di ‘figlio rachitico’ del nuovo regno, questo avrebbe finito per incarnare i difetti peggiori del Paese.

Il governo centrale aveva certamente valutato in modo assolutamente inadeguato i gravissimi problemi del Mezzogiorno e tutto ciò lo condannava, ancora per tanti decenni, ad uno stato comatoso, politico e sociale.

Pur tuttavia, nonostante errori e difettosità del processo unitario, il prof. CANGELOSI, ne riconosce tutto il meritoper la formazione dei valori della nazione e conclude il suo lavoro con la domanda, in realtà una speranza, che è quella di tutti noi, se sapremo assicurare un futuro davvero migliore alle generazioni a venire.Al termine della conferenza, interessanti riflessioni sono state espresse dalla qualificata platea intervenuta.

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