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L’illegalità del caporalato mina la nostra imprenditoria agricola

UN GRAVE PROBLEMA DI CAPITANATA

Da tempo si tenta in tutti i modi di arginare i metodi illegali e socialmente malefici del caporalato.

Se ne dibatte dappertutto, compresa la nostra Capitanata, ma non si riesce a venirne a capo. Su tali difficoltà di ordine pratico, si è tenuto nei giorni scorsi un incontro, in parte in presenza e in parte da remoto, sulla gestione del lavoro da parte degli imprenditori agricoli. Il convegno è stato presieduto per la Coldiretti provinciale di Foggia da MARINO PILATI ed hanno partecipato il delegato confederale PIETRO PICCIONI, CATALDO MOTTA dell’Osservatorio nazionale agromafie e il Procuratore della Repubblica di Foggia LUDOVICO VACCARO. Si è parlato diffusamente e con dati alla mano del caporalato stanziale e di come eliminare i suoi metodi malefici che attanagliano (e per certi versi schiavizzano!) gli imprenditori agricoli comprovinciali. Per il Procuratore VACCARO urge un tavolo di confronto allargato per trovare un antidoto, un sistema capace di contrastare le cause reali del triste fenomeno. E’ stato anche denunciato che la richiesta di manodopera urgente da parte degli imprenditori agricoli e la mancanza di un legale sistema di trasporti favoriscono le pratiche illegali da tanto tempo diffuse. PIETRO PICCIONI, espertissimo di agromafie, ha evidenziato come il caporalato sia un problema trasversale e dunque non solo dell’agricoltura. “Il più grave problema – ha aggiunto – è la presenza in Capitanata di quattro ghetti e di circa 10.000 persone che cercano spasmodicamente lavoro e sono ancora e sempre disposte a tutto”. I vari partecipanti al dibattito si sono trovati d’accordo sul fatto che nella filiera vi sono evidenti storture, perché c’è qualcuno che guadagna e tanti che subiscono come ultimi anelli della catena, cioè il consumatore e l’agricoltore costretto a produrre spesso sottocosto. Bisogna in pratica creare regole legali nuove che riequilibrino i valori presenti lungo la filiera, consentendo anche agli svantaggiati di ricavare un corrispettivo al loro duro lavoro. Soprattutto su questo occorrerà incentrare le attenzioni generali nel prossimo futuro.

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