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L’inno delle “Sardine” è del sannicandrese Gianluca Giagnorio

Conosciuto come MaLaVoglia ha composto "6000 (siamo una voce)

E per far contento Salvini, c’è un altro «meridionalista-terrone» che va alla ribalta, anche nel movimento delle Sardine. Si tratta non di un politico ma di un semplice… musicista. L’Inno per le Sardine «6000 (siamo una voce)» è stato infatti composto da MaLaVoglia, al secolo Gianluca Giagnorio, pugliese del Gargano. In poche ore la canzone – piaccia no – è diventata un successo virale. «In piazza abbiamo riscoperto la voglia di cantare tutti insieme. Perché la musica ci fa stringere, ci fa emozionare, ci offre la certezza che l’unione pacifica dei corpi e delle voci potrà davvero cambiare la storia», dice il signor MaLaVoglia, che nulla ha a che fare con Verga ma con la musica e con le parole sì. La canzone è stata accolta con entusiasmo dalle Sardine di tutta Italia – si legge nella nota del patron del Mei, Giordano Sangiorgi – e verrà cantata in Piazza VIII Agosto il 19 gennaio a Bologna insieme a tanti nomi importanti della musica italiana. Il brano «6000 (siamo una voce)» è stato realizzato dal cantautore pugliese con il musicista Francesco Tripi e con Marco Mori su idea di Giordano Sangiorgi e prodotto da MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti. Per chi sia curioso, un estratto del testo di MaLaVoglia: «In questi giorni di politici né carne né pesce tutti cambiano partiti come cambiano scarpe. Papà Mameli ci voleva desti, un po’ in ritardo, ma adesso siamo svegli! Siamo Sardine e siamo tante. Siamo formiche col passo d’elefante. Siamo l’Italia che si sta svegliando. Guarda le piazze: stiamo arrivando!». E ancora: «Siamo i giovani già vecchi da buttare via, i cari bamboccioni che non sanno dove andare/ Sarà che abbiam giocato a troppi giochi dell’Atari/ Ma a volte vedo cose che mi sembra di sognare/ È il paese della fuga dei cervelli è il paese dei ministri degli inferni/ E noi vorremmo uscirne fuori come Dante ma Virgilio non si vede, è latitante/ È il paese dove campi se stai zitto ma si son dimenticati che “a ca’ nessun e fess!”». Pacifisti, gridano all’unione: «Non vogliamo guerre, non abbiamo armi, siamo gli invisibili che han voglia di parlarvi/ Siamo una voce che è diventato un coro e canteremo davanti ad ogni squalo». Speranza, vento che cambia, voglia di piazza. Chissà.

fonte LaGazzettadelMezzogiorno.it

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