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Lo sviluppo del mercato delle sigarette elettroniche in Italia e in Europa

Se fino a qualche anno fa la sigaretta elettronica veniva ancora considerata come un dispositivo di nicchia, utilizzato perlopiù da veri e propri appassionati dello svapo, negli ultimi tempi le cose stanno cambiando. Non solo in Italia, ma in tutta Europa, sempre più persone si sono avvicinate alla e-cig e acquistano regolarmente i propri prodotti per svapare su Terpy e su altri shop online specializzati in questo settore.

È probabile che tra i motivi principali di questa crescita di vaper ci sia la volontà di abbandonare il vizio del fumo. Non a caso, molti fumatori di sigarette analogiche guardano alla e-cig come a uno strumento utile per smettere di fumare in maniera graduale senza dover rinunciare a un gesto abituale o al sapore del tabacco.

Come conferma uno studio eseguito da Eurispes nel 2020, nel nostro Paese un fumatore su cinque utilizza la sigaretta elettronica. Un dato che la dice lunga su come – a piccoli passi – questo device stia raggiungendo lo scopo per cui il suo inventore, un farmacista cinese di nome Hon Lik, l’ha brevettata.

La sigaretta elettronica è stata inventata proprio per offrire ai fumatori un’alternativa alle tradizionali bionde che non prevedesse alcuna combustione. Il farmacista, infatti, dopo aver visto il padre morire di cancro ai polmoni ed essere stato un fumatore incallito per diversi anni, ha dedicato tutte le sue energie alla ricerca di un metodo che aiutasse i tabagisti a liberarsi di questo mostro. E ci è riuscito.

Ma vediamo come, negli anni, si è sviluppato il mercato di questi dispositivi nello Stivale.

Il mercato italiano delle sigarette elettroniche

Sebbene la parola ‘svapare’ sia entrata nel vocabolario degli italiani solo di recente, gli italiani hanno accolto la sigaretta elettronica con grande entusiasmo fin dal suo lancio avvenuto a fine anni 2000. Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia ha visto subito decollare il fenomeno del vaping che ha conosciuto un vero e proprio boom nel 2012.

Complice una regolamentazione quasi assente, nella penisola hanno iniziato a sbucare fuori come funghi tantissimi negozi specializzati nella vendita di sigarette elettroniche e accessori per lo svapo. In seguito, si è assistito a un calo considerevole delle vendite di e-cig a causa di nuove leggi che ne hanno ostacolato il consumo; una su tutte, l’aumento della tassazione sui dispositivi e sui liquidi.

Negli anni successivi a questa caduta, tuttavia, grazie alla nascita di device sempre più performanti e ai risultati incoraggianti di numerosi studi, che hanno dimostrato come svapare la sigaretta elettronica sia una pratica decisamente meno dannosa rispetto al fumo tradizionale, i numeri hanno ripreso a salire.

Allo stato attuale, sembrerebbe che siano sempre più le persone che hanno provato a utilizzare la e-cig almeno una volta. Molte di esse svapano regolarmente (sempre secondo Eurispes, nel 2020 i vaper italiani erano quasi un milione e mezzo) e diversi individui che hanno partecipato ai sondaggi hanno rivelato di essere riusciti nell’intento di smettere di fumare anche grazie alla sigaretta elettronica.

Numeri alla mano, il mercato italiano produce circa il 10% delle vendite europee di e-cig e prodotti per lo svapo con un fatturato che nel 2020 si è avvicinato al mezzo miliardo di Euro. Anche se rispetto ad altri Paesi europei l’Italia ha perso terreno negli anni della crisi del settore, nel 2021 si stima una crescita progressiva di questo mercato.

Per avere un’idea dell’impatto dello svapo negli altri Stati del vecchio continente, però, occorre capire perché in alcuni di essi il fenomeno ha conosciuto uno sviluppo maggiore che in Italia.

Come va il mercato delle sigarette elettroniche in Europa

Se le cifre correlate al mercato italiano delle sigarette elettroniche possono sembrare enormi, quelle di altri Paesi europei fanno letteralmente impressione. Nel Belpaese la percentuale di fumatori che fa uso della e-cig è di circa l’11%; questo dato indica che, sebbene questo dispositivo sia sempre più diffuso, la maggior parte dei fumatori è restio ad abbandonare il fumo tradizionale.

In altri posti, invece, le istituzioni sanitarie fanno leva sul vaping per convincere i fumatori ad avvicendare le sigarette classiche con quelle elettroniche. In UK e in Irlanda, ad esempio, il 50% di essi utilizza le e-cig, in Francia il 30%. Insomma, il fatto che la comunità medica promuova dichiaratamente questo strumento come una soluzione meno nociva rispetto al fumo influenza in maniera significativa il mercato.

Basti pensare che in Francia nel 2020 la compravendita di prodotti per il vaping ha prodotto un fatturato di quasi un miliardo di Euro!

Se, poi, si prende in considerazione il fatto che le sigarette elettroniche riducono anche i danni del fumo passivo (il vapore, infatti, scompare all’istante), non producono cenere e non inquinano, c’è da aspettarsi che negli anni a venire questo mercato si sviluppi ulteriormente, almeno in quei Paesi in cui lo svapo non subisce ostruzionismo a livello istituzionale.

La speranza, sia per la salute degli italiani sia per i professionisti del settore, è che l’Italia si allinei ai Paesi che, anche con il contributo delle e-cig, hanno visto calare il tabagismo.

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