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LU BENE MIO – LA “FUITINA” NEL CAPOLAVORO DI MATTEO SALVATORE

Si intitola Lu bene mio uno dei brani fondamentali del repertorio di Matteo Salvatore, il cantautore di Apricena che a cavallo di due mondi, quello povero e contadino ai piedi del secondo conflitto mondiale e il successivo, di sviluppo e benessere, ha cantato la civiltà popolare del ‘900 come pochi, attraverso il dialetto pugliese, di Capitanata per l’appunto.
Tra le figure popolane riportate la fuitina, cioè la fuga di due fidanzati a cui sarebbe per forza di cosa seguito il matrimonio riparatore.
Una pratica nata per forzare resistenze familiare al matrimonio o all’innamoramento, che il cantore ripropone senza veli nei versi: Si mammate nun vole/Nuje ce ne fujimme/ Pigghiemo l’appuntamento/ Bella mia/” appoggiati su una melodia struggente e dolce insieme, che sa di supplica e di ferma decisione, in cui il cuore degli innamorati si dimena tra paure ed ansia di libertà.
Eseguito con particolare centralità della chitarra, il brano gode di un riffe molto distintivo e di un giro armonico che ne svelano l’anima mediterranea, che sa di Grecia, su cui la voce del cantore si muove senza incertezze e premure, a scolpire gli eventi di una storia già segnata: destini condivisi e suggellati dalla supplica d’amore.
Cantata da alcuni tra i più grandi artisti italiani come Lucio Dalla e Vinicio Capossela, insieme a quanti hanno sempre seguito il percorso del “cantore dei poveri”, tra cui si distinguono Eugenio Bennato e Teresa de Sio, Lu bene mio contribuisce a segnare la cifra stilistica di Salvatore, sempre a cavallo tra poesia e ironia, tra dramma e farsa, come la vita popolare è.
Intessuta da versi semplici che godono della profondità della melodia e dell’atmosfera sonora, il brano dal testo discorsivo e diretto appare dapprima un dialogo con il sentimento dell’amore come nell’incipit “Va lu bene mio/Curre a mamma toja/Tu mo si l’ammore/Bella mia/” per poi divenire dialogo con l’amata, dichiarazione d’amore e serenata, in parole che appaiono esplosive se si considerano pronunciate idealmente da un contadino del ‘900, senz’altro poco avvezzo a sdolcinature e outing sentimentali: “ Io te vulevo bene/ E te ne vojo ancora/ Tu mo’ si l’ammore/ Bella mia/”.
Lu bene mio, riproposta nell’ultimo disco di Matteo Salvatore curato da Angelo Cavallo, per Stampa Alternativa / Eretica, e allegato alla biografia del cantore, resta anche nella sua ultima versione caratterizzata dal legno, dagli arpeggi e dai riffes della chitarra, come dall’immediatezza della voce di Salvatore, a regalare emozioni profonde, proprie della migliore canzone popolare.
Un pezzo di storia e d’arte di Capitanata, patrimonio e lascito di uno degli artisti più controversi del ‘900.
di seguito il testo
LU BENE MIO – MATTEO SALVATORE
Va lu bene mio
Curre a mamma toja
Tu mo si l’ammore
Bella mia
Io te vulevo bene
E te ne vojo ancora
Tu mo’ si l’ammore
Bella mia
Si mammate nun vole
Nuje ce ne fujimme
Pigghiemo l’appuntamento
Bella mia
Va lu bene mio
Curre a mamma toja
Tu mo si l’ammore
Bella mia
Nazario Tartaglione

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