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MARIA d’ERRICO-RAMIREZ E LE SUE “GRAFICHE DEL CIELO”

di FRANCESCO GIANNUBILO

E’ stato da poco pubblicato il prestigioso volume “COVId’Arte -Tempo di virus voglia d’Arte”, a cura di GIORGIO FALOSSI, noto critico d’arte della Casa Editrice “IL QUADRATO” di Milano, illustrato con opere di grandi Artisti – tra cui PICASSO, GUTTUSO, MICHELANGELO, GUERCINO, TINTORETTO, MUNCH, TIZIANO, RENI ed altri ancora – in rapporto a tutte le pestilenze avutesi nel corso del tempo. Ma il prezioso volume è arricchito anche da opere di artisti contemporanei, tra i quali spicca la nota pittrice sanseverese MARIA d’ERRICO-RAMIREZ con due accattivanti grafiche, a chine ed acquerelli, tecniche non facili, che, per il professor FALOSSI, si sposano con “l’amore per la poesia” e “il piacere della Natura”, come “composizione di quiete e di pacificazione in periodi di smarrimento”. “E’ una scelta fatta in nome di una purezza intima nei confronti della società” continua l’illustre critico – soprattutto di questa società, ci sia permesso di aggiungere – “come ideale supremo di ritorno dell’uomo al rapporto pacifico con la madre terra, ideale troppo spesso ripudiato o dissacrato da un progresso, che è spesso divoratore di veri valori. Nelle grafiche della d’ERRICO-RAMIREZ “la diversità delle forme è capace di comunicare la necessità della loro presenza, gli umori di una Natura tratteggiata con sapienza nel contesto artistico, il finale nervoso…”. Un concetto quest’ultimo su cui sarà necessario ritornare. La limitatezza del colore, continua il FALOSSI, denota “la ricerca di qualcosa che sia essenziale, che rimanga perenne e questi alberi che vediamo così diversi dalla consuetudine, non hanno fronde ma contorti tronchi. Una sfrondatura dell’effimero che privilegia le ragioni mute della Natura, dell’homo sapiens e dell’Arte. Un’arte sempre vigile, un’arte come sa donarcela la vista lunga di d’ERRICO-RAMIREZ MARIA”. Ma i lusinghieri giudizi dell’illustre critico sulle grafiche, ampiamente illustrate da pag.134 in poi del prestigioso volume monografico “Opere 1986–2019”, edito nel trascorso anno 2020 da Studio Byblos, stimolano altresì ulteriori riflessioni atte a integrarli, esplicitando ancor di più le eclettiche trasfigurazioni espressive nel loro livido surrealismo così come prepotentemente emerge da quei tronchi ritorti, scomposti, smarriti che degradano verso l’alto in un “finale nervoso”, quasiché imploranti una divinità sconosciuta, a guisa di antiche vestali innalzanti un’accorata ripetuta nenia. Quegli alberi neri, quei pochi cerei colori appena pastellati, quei rami cancerosi, quegli informi ceppi protesi nell’etere alla loro sommità, smarriti, sbigottiti in un indistinto vuoto cosmico, indefinito e angoscioso, sono ad implorare ad altissima voce “si digito coelum titigeris”! Se toccassi il cielo con il dito dunque, come esperienza di bruciante emozione, di poderosa tensione emotiva di un vissuto esistenziale incuneatosi negli astrusi, reconditi sentieri dell’anima, negli interstizi di una effettività intrisa di trasfigurazioni liriche e di trasposizioni oniriche del reale. Ma non è, non può essere quel nero un messaggio senza speranza quello che l’artista ci trasmette: da qualche parte esiste, deve esistere una via di ritorno, una via che la d’ERRICO-RAMIREZ comunque ci addita, pur nella sofferenza esistenziale di una umanità dispersa e smarrita, nella sua possente, poliedrica attività artistica. Quella di un’appassionata interprete dei moti più profondi dell’anima.  

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