Medici formati all’estero, il paradosso delle abilitazioni: la segnalazione di un nostro lettore
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore che richiama l’attenzione su una vicenda che, se confermata nei termini descritti, solleva interrogativi sui tempi della burocrazia e sulle ricadute che questi ritardi possono avere sul sistema sanitario. In un momento in cui la carenza di personale medico continua a rappresentare una delle principali criticità della sanità italiana, la testimonianza evidenzia il caso di professionisti che, pur avendo completato un percorso di formazione universitario riconducibile al sistema accademico italiano, attenderebbero da oltre due anni la conclusione dell’iter ministeriale necessario per poter esercitare e partecipare ai concorsi pubblici. Una denuncia che merita attenzione e sulla quale auspichiamo possa arrivare un chiarimento da parte delle istituzioni competenti.
Egregio Direttore,
desidero segnalarti una situazione molto incresciosa che, a mio avviso, merita attenzione.
Mentre numerosi ambulatori e reparti ospedalieri sono costretti a ridurre o sospendere le proprie attività per la carenza di medici, ci sono professionisti italiani laureati e specializzati presso l’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” di Tirana – un ateneo che opera in stretta collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata e presso il quale, proprio quest’anno, si sono svolti anche i test di ammissione a Medicina – che attendono da oltre due anni il riconoscimento del proprio titolo da parte del Ministero della Salute.
Ciò che suscita maggiore amarezza è che, mentre in alcune realtà, come la Calabria, sarebbero stati reclutati medici provenienti da Cuba, i nostri connazionali restano nell’impossibilità di partecipare ai concorsi pubblici in assenza del riconoscimento del titolo.
Gli uffici del Ministero, sollecitati innumerevoli volte, non rispondono né al telefono né alle e-mail, comprese quelle inviate tramite PEC, sia dai diretti interessati sia dai loro legali.
Anche il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, che risulterebbe informato della vicenda, non ha finora fornito riscontri. Viene quasi da pensare, con amara ironia, che convenga chiedere la cittadinanza cubana: forse si farebbe prima.
In un Paese civile, gli uffici pubblici dovrebbero garantire ai cittadini informazioni sullo stato di avanzamento delle proprie pratiche, rispondere alle richieste di chiarimento e assicurare tempi ragionevoli per la conclusione dei procedimenti.
Direttore, mi auguro che questo articolo, che faremo arrivare anche all’attenzione del sottosegretario, possa contribuire a smuovere una situazione che si trascina ormai da troppo tempo.
Dott. Aldo D’Alessandro



