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Morto l’Avv. Andrea Galasso che portò a San Severo la Juventus di Trapattoni

Morto Andrea Galasso, l’avvocato era ricoverato da 18 giorni causa Covid: aveva 89 anni.

Protagonista nei processi più importanti (Calciopoli, Fiat, Tangentopoli), è stato anche consigliere comunale e assessore a Torino. Era un grande tifoso della Juventus.

«La forza di un avvocato sta nella sua indipendenza». Lo ripeteva sempre Andrea Galasso. Avvocato penalista del foro di Torino, se n’è andato ieri mattina (12 agosto) all’età di 89 anni: da 18 giorni era ricoverato all’ospedale Gradenigo dopo essere stato contagiato dal Covid. La sua morte rappresenta un giorno di lutto per l’avvocatura e gli ambienti giudiziari torinesi.

Nato nel 1932, Galasso si iscrive all’albo degli avvocati nel 1959 affermandosi ben presto professionalmente. Aveva tre passioni: il diritto, la politica e la Juventus. Una fede calcistica, quest’ultima, incrollabile e che lo portava ogni fine settimana allo stadio a tifare la Vecchia Signora. L’aula di Tribunale era la sua seconda casa. In 50 anni di carriera, il suo nome è stato legato ad alcuni dei più importanti processi che hanno coinvolto il mondo della politica, del calcio e dell’industria: da Tangentopoli al dibattimento negli anni Novanta che si concluse con la condanna di Cesare Romiti per falso in bilancio per i conti Fiat, da Calciopoli (difese l’ad bianconero Antonio Giraudo) fino alla maxi-inchiesta Minotauro sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte. E poi processi rimasti nella memoria collettiva della nostra società, come quello alle Brigate Rosse: Galasso assisteva come parte civile un gruppo di sindacalisti. Erano anni difficili e complicati: nel 1977 lui stesso fu protagonista di un gravissimo episodio, la fallita gambizzazione a opera di esponenti delle Br. Nel corso della sua brillante carriera Galasso ha difeso assessori, ministri, sottosegretari, manager e professionisti. Non solo, è stato l’avvocato di Margherita Agnelli, figlia di Gianni Agnelli, nella causa per l’eredità con i figli John, Lapo e Ginevra.

E poi la politica. Varcò le soglie del parlamento nel 1973, subentrando ad Aldo Maina tra i banchi del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale. Vi rimase fino al 1976, quando venne rieletto. Più avanti si staccò dall’Msi per aderire al Democrazia Nazionale-Costituente di Destra. Poco prima del termine della legislatura, nel 1979, lasciò anche Democrazia Nazionale per aderire al gruppo misto. A Torino è stato consigliere comunale per Msi tra il 1975 e il 1980. E assessore Dc tra l’85 e il ‘92 (prima all’Urbanistica , poi al Legale e all’Economato). «Ai giovani — amava ricordare — voglio dire che la politica è la più alta disciplina dello spirito, invitandoli a far politica nell’interesse di Torino, che è la città più bella del mondo».

Lascia la moglie Nicla e i figli Paola e Michele, che ha seguito le orme del padre e al quale ora spetta portare avanti una grande tradizione di famiglia. «Piangiamo uno stimatissimo collega che nei suoi anni di professione ha fatto scuola — ricorda commossa Simona Grabbi, presidente dell’Ordine degli avvocati —. Oggi molti suoi ex allievi mi hanno chiamato per ricordarlo. Il consiglio dell’Ordine si stringe alla famiglia in questo momento difficile». A ricordare la sua figura è anche Salvatore Crimi, da vent’anni allievo di Galasso: «Un maestro. Ogni giorno non si stancava mai di ripetere che la forza di un avvocato sta nella sua indipendenza. Un principio che lui non ha mai disatteso».

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