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OMICIDIO ORNELLA FLORIO: Condannato il compagno, “Fu tutta una messa in scena”.

Si chiude in primo grado davanti al Gup di Pescara con una condanna dell‘uomo alla pena di 4 anni e 4 mesi di reclusione per abbandono di incapace aggravato dalla morte e vilipendio di cadavere, la vicenda che nel luglio 2017 vide perdere la vita alla giovane bancaria Ornella Florio, 39enne, di Apricena, residente a Pescara.

Ad essere riconosciuto responsabile dei fatti è stato proprio Luca Orsini, 50 anni, all’epoca compagno della donna, colpevole dei reati di abbandono di incapace aggravato dalla morte e vilipendio di cadavere. La condanna, a seguito di giudizio abbreviato, prevede una pena di 4 anni e 4 mesi di reclusione per l’uomo.

Le parti civili, assistite dagli avvocati Simone Moffa e Michele Di Maio del Foro di Foggia, raggiungono un primo e importante risultato nell’aver dimostrato che la donna avrebbe potuto compiere un gesto così estremo contro la propria vita.

La mattina della sciagura, Luca Orsini, dopo avere trascorso la notta a casa di quest’ultima, allertò la polizia di Pescara riferendo loro che Ornella si era tolta la vita impiccandosi al termosifone del bagno, circostanza smentita durante il processo.

Avv. Simone Moffa

Aggiunge l’avvocato Moffa. “Dall’analisi del solco del collo è emerso che Ornella fu sospesa al termosifone dopo la morte e che i segni presenti era stati impressi su tessuti non più vitali”. Per i consulenti, la morte della ragazza sarebbe da ricollegare ad un edema polmonare da intossicazione da sostanza stupefacente e alcol e, pur avendo ella manifestato evidenti sintomi di malessere, sarebbe stata “abbandonata” dal compagno, che non chiamò – come avrebbe dovuto fare – i sanitari del 118, e anzi, avrebbe inscenato il suicidio, dapprima provocandole lesioni al polso sinistro, poi ‘appendendo’ il corpo esanime della povera Ornella al termosifone del bagno.

Oltre alla condanna in sede penale, l’imputato è stato inoltre condannato al risarcimento del danno (da liquidarsi in sede civile) in favore delle costituite parti civili (padre, madre e sorelle della vittima) e al pagamento di una provvisionale di 20mila euro per ciascuna delle parti civili costituite. “Dalla lettura del dispositivo” conclude l’avv. Moffa, “mi pare evidente che il gup abbia anche confermato la circostanza che Ornella, mentre era sofferente, sia stata letteralmente abbandonata a sé stessa. Il reato di abbandono di incapace è una fattispecie molto grave, ancor più se in conseguenza di tale abbandono sopraggiunge la morte, come in questo caso. Tale contestazione era alternativa a quella di omicidio: alla lettura delle motivazioni (che saranno depositate entro il termine di 60 giorni) potremo comprendere perché il giudice abbia optato per la prima ipotesi e, in seguito, valuteremo, se intraprendere ulteriori iniziative”.

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