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Omicidio Roberta Perillo: il P.M. chiede 21 anni di reclusione per l’ex fidanzato Francesco D’Angelo

Questa la richiesta formulata stamattina dal P.M., la dott.ssa Rosa Pensa, al termine della lunga requisitoria dinanzi alla Corte d’Assise di Foggia (presidente Mario Talani).

Due lunghe discussioni stamattina dinanzi alla Corte d’Assise di Foggia (presidente Mario Talani) per il processo di omicidio a carico di Francesco D’Angelo, accusato di aver ucciso la sua ex fidanzata l’11 luglio 2019; la dott.ssa Pensa e l’avv. Roberto de Rossi, infatti, hanno discusso entrambi per più di un’ora, mentre l’avv. Consiglia Sponsano ha sintetizzato le sue conclusioni in un atto consegnato alla Corte.

Ha iniziato il Pubblico Ministero sottolineando la “dinamica straziante della morte della povera Roberta”, prima strangolata con forza, poi trascinata nella vasca da bagno, ove si è verificato l’annegamento, parlando poi di una morte lenta, causata dall’asfissia, ove ci sono stati sicuramente attimi dove la povera Roberta si è resa conto di quello che le stava succedendo. La dott.ssa Pensa ha, inoltre, evidenziato il continuo tentativo, da parte dell’imputato, “di screditare la vittima, che stride con l’idea di un pentimento reale ed effettivo”.

Tutti elementi che hanno portato la pubblica accusa a formulare la richiesta di condanna a 21 anni di reclusione per l’imputato, ritenuto non meritevole delle attenuanti generiche. Nel corso della lunga requisitoria, il Pubblico Ministero ha sottolineato i passaggi fondamentali delle varie testimonianze dibattimentali, tra le quali quelle dei poliziotti della Questura di Foggia, dei numerosi testi d’accusa e dei vari luminari della psichiatria che si sono espressi nel processo circa il presunto vizio di mente dell’imputato.

Il processo, infatti, verte proprio sulla stima della capacità, o meno, di intendere e volere dell’uomo. Sul punto, si sono espressi diversi periti, giungendo a conclusioni differenti: il prof. Alessandro Meluzzi, noto psicologo e criminologo, nominato consulente dai legali di parte civile, ha concluso per la piena capacità di intendere e di volere del D’Angelo, il dott. Angelo Righetti, consulente della difesa, ha ritenuto l’imputato affetto da vizio totale di mente, mentre il prof. Roberto Catanesi ha concluso per un vizio parziale di mente.

Il verdetto verrà sciolto nelle prossime settimane, quando la Corte sarà chiamata a decidere ed emettere sentenza.

Dopo il P.M., ci sono state le discussioni dei legali delle parti civili, in particolare quelle dell’avv. Consiglia Sponsano (sintetizzata in un documento consegnato al presidente Talani) e dell’avv. Roberto De Rossi.

Avv. Roberto De Rossi

L’avv. Roberto De Rossi, nel corso della sua lunga e dettagliata discussione, ha esordito parlando di “un omicidio brutale ed efferato, commesso dall’imputato nella piena capacità di intendere e volere” ed ha ripercorso nel dettaglio le numerosissime testimonianze dibattimentali, sottolineando più volte come tutti i testi delle parti civili abbiano definito il D’Angelo un soggetto normalissimo, che non ha mai manifestato segni di squilibrio: il legale ha, poi, invitato la Corte a valutare con attenzione il comportamento tenuto dal D’Angelo prima, durante e, soprattutto, dopo l’omicidio, scaturito “dall’incapacità dell’imputato di accettare la fine del rapporto, ma non sono emersi segnali di malattia mentale tale da inficiare la capacità di autodeterminazione”.

Al termine della lunga discussione, l’avv. De Rossi ha infine lanciato un appello alla Corte: “Non consentite che Roberta muoia una seconda volta”.

Il processo proseguirà il prossimo 8 aprile, con la discussione dell’ultimo patrono di parte civile, l’avvocato Guido De Rossi, e quella della difesa, rappresentata dall’avvocato Michele Curtotti.

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