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OSPEDALE: ORTOPEDIA A RISCHIO! FERSURELLA: “COSA SI E’ FATTO PER SCONGIURARE LA CHIUSURA?”

Le dichiarazioni della storica caposala del reparto Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale di San Severo e il suo excursus per comprendere le ragioni di una chiusura.

La mutazione della geografia sanitaria di Puglia, all’atto della sua genesi e successive rivisitazioni ha generato malcontento nella popolazione – a volte solo di “campanile”, spesso di gestione – e nessuno riesce (ma lo si vuol fare davvero?) a trovare la quadra. Se l’80% del bilancio della Regione Puglia (ma vale per le altre venti più o meno), come si dice, è dedicato alla sanità, quali sono i risultati? Se a livello locale la sanità ha assunto la denominazione di “Azienda” chi deve dare risposte a chi? Vale la pena ricordare che sono soldi di coloro che pagano le tasse la cui denominazione è: contribuenti. Per evitare gli esercizi di retorica, sono tantissime le sollecitazioni che arrivano dal numeroso bacino d’utenza dell’ospedale dell’Alto Tavoliere, di San Severo, affinché vengano date risposte chiare da chi è preposto per incarico ed ha responsabilità diretta sulla gestione amministrativa del nosocomio, in merito all’efficienza e funzionalità organizzativa e operativa. Ci sono reparti come Cardiologia, Radiologia-Diagnostica per immagini, Pneumologia, Chirurgia, Oculistica, Medicina, Rianimazione e il Centro di Orientamento Oncologico, che stanno dando risultati e tanto vale per gli altri, come Ostetricia, Pediatria, il Pronto Soccorso e la stessa Ortopedia che soffrono principalmente per la carenza di medici. Mancano i medici specialisti (anestesisti in primis, senza i quali non si può far nulla): ed è normale che lo devono far notare gli utenti? Le attenzioni della politica, a tutti i livelli, sono state sempre poco incisive o carenti. Queste le considerazioni della storica caposala del reparto Ortopedia del “Masselli-Mascia”, Carmela Fersurella, da poco in quiescenza: “Dalla stampa, con rammarico, ho letto della paventata chiusura del ‘mio’ reparto, nel quale ho trascorso più di quarant’anni. È stata la mia seconda casa ed ho dato il massimo insieme al ‘mio’ personale che ha fatto tanti sacrifici pur di andare avanti. Ho cominciato con il dott. Di Battista nel 1979 ed ho concluso la carriera con il dott. Mollica nel 2021, sempre come coordinatrice, da giugno 2021 in pensione. In tutti questi anni son passati tanti Primari e ‘Facenti funzione’ – ha continuato Fersurella, nel suo excursus, quasi un memoriale -. I periodi che hanno visto le glorie del reparto di Ortopedia e Traumatologia, sono stati durante la dirigenza del dott. Compagnone morto prematuramente nel 2001 e l’arrivo del dott. Fantasia nel 2005. Tra i due primari è stato un susseguirsi di anni d’incarichi periodici a turno tra i vari dirigenti medici, non voglio togliere merito a tutti coloro che si sono succeduti, ma già si percepiva la volontà politica e gestionale di non aver voglia di potenziare l’atavica carenza di ortopedici. Per arrivare al fatidico concorso per Primario del 2019, vinto dal dott. Mollica, che ha fatto di tutto per andare avanti anche se in piena pandemia”. Oltre 150 gli interventi in lista d’attesa per quei pazienti che arrivavano dal Subappennino, all’Alto Tavoliere ed anche da Cerignola, che non ha un reparto di Ortopedia: “In tutti noi era rinata la speranza che potessimo tornare a lavorare a pieno ritmo – ha ripreso l’ex caposala -. Come una vera squadra, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo ricominciato con la speranza di risorgere. Ma senza medici non si va da nessuna parte. Con il dott. Mollica, siamo stati a Foggia, in direzione generale, tante volte, ad illustrare queste carenze, perché ci sono da fare i concorsi che servono e non si può aspettare anni per bandirli e far in modo che i medici li vincano da altre parti. Anche perché i contratti a tempo determinato possono reggere fino ad un certo punto. Oltre ai medici, mancano anche le tutele. Ad esempio, si devono iniziare a trovare gli anestesisti, che mancano ovunque, a cominciare dalle aule universitarie, intese come specializzazioni, chiaramente”. Questo è un altro argomento particolare: sono pochi i laureati in medicina, per essere diretti, che concorrono verso quelle specializzazioni che richiedono di prendere in mano un bisturi. I quesiti di Carmela Fersurella: “A marzo va via il Primario e resta un solo medico, il dottor Sacco. Ma già da tempo, dopo i vari pensionamenti e trasferimenti, i cui nomi sono noti, erano rimasti solo due medici, Mollica e Sacco, con enormi incombenze del caso e malgrado tutto hanno lavorato di gran lena, supportati dal personale infermieristico con responsabilità e spirito di servizio, per il bene dei tanti pazienti e del reparto stesso. Ora mi chiedo: quanti viaggi della speranza ci toccherà fare, quando avremo bisogno di un intervento, di un apparecchio gessato? Sono vecchietta penso alle mie ossa osteoporotiche: dove finirò? Tutto questo per non aver mai pensato di fare una programmazione più attenta per assumere a tempo debito i medici. Non voglio sostituirmi ai politici locali e, tanto meno, ai vari dirigenti che si sono susseguiti negli anni: non ho le capacità e né mi compete – ha concluso Carmela Fersurella –. Ma una domanda la pongo: Si poteva fare qualcosa, forse, per non arrivare a questo punto? Aggiungo, inoltre, che il dottor Mollica sta andando via nel silenzio più assoluto di tutti e il mio posto è rimasto vacante. Le colpe, a questo punto della storia, sono da distribuire equamente dal primo all’ultimo dipendente perché si potrebbe arrivare alla chiusura di tutto l’ospedale. A me, per ora, non resta che la tristezza e sperare”.

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