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PANDEMIA, COMPETIZIONE E CAOS SOCIALE – IL MONDO CHE NON T’ASPETTAVI

Viviamo in una società che ha fatto dell’affermazione sociale una vera e propria filosofia, un obiettivo a cui dedicare tutta la vita. Sin da piccoli si è educati e formati per competere, si è spinti ad essere migliori di chi ci sta accanto, preparati per raggiungere le più alte vette possibili, costi quel che costi, in barba ad una vita più semplice e maggiormente vivibile ed umana.

Tutto gira intorno al ruolo sociale che si ha o che si potrà maturare, mettendo in secondo piano desideri reali, sogni autentici e spesso il rispetto delle naturali inclinazioni personali: fattori indispensabili per un sincero benessere della persona e delle comunità.
Diplomi, corsi di laurea, masters, investimenti personali e famigliari, sacrifici e compromessi, in un clima di pressione economica, culturale, finanziaria, didattica, tecnologica, scientifica e medica: tutto diretto alla crescita individuale e attraverso questa a realizzare un modello di società che si ritiene vincente (rispetto a quale avversario? In quale disputa?) quindi positivo e insostituibile.
Ne viene in realtà un modello di vita complicato, pesante, spesso insostenibile, che si impone senza dare spazio fino in fondo a scelte di vita diverse, e dove la libertà è sempre meno contemplata, in cambio di una raffinata forma di schiavitù: con green pass fatti di titoli, conti correnti, pregiudizi, manipolazioni, apparenze, appartenenze, privilegi ed esclusioni.
Ma un giorno un meteorite ferma la corsa e costringe a spegnere i motori. La natura torna a bussare, a ricordarci che dobbiamo cambiare ritmo, che dobbiamo rispettare il pianeta, l’ecosistema che abbiamo danneggiato fino all’inverosimile.
Ma non riusciamo più a fermarci. Ormai è troppo che corriamo, che sgomitiamo per la nostra fetta di potere. Non si può chiedere a qualcuno di cambiare marcia improvvisamente – per di più con una tecnologia sempre più in competizione con la natura.
Allora risentimento, rabbia, insoddisfazione si fanno spazio, determinando conflitto e caos sociale. Tutti contro tutti, alla ricerca di continui capri espiatori, per non voler ammettere che la pandemia richiederebbe un cambio radicale delle nostre abitudini di vita e che ci sta indicando una via.
Premessa la possibilità di poter soddisfare i bisogni essenziali, questi anni potrebbero segnare un nuovo sguardo sull’ambiente, sulle relazioni, una maggiore attenzione alla qualità e alla quantità di tempo dedicato a sè stessi, la riscoperta degli affetti e dei sentimenti.
Si impone molto spesso la solitudine, che può divenire occasione di riflessione, introspezione e preghiera, di un rinnovato rapporto con sè stessi e con il mondo, all’insegna di una rinascita su nuove basi senza la quale tutte le difficoltà che stiamo attraversando e che ancora attraverseremo resteranno vani insegnamenti.
Nazario Tartaglione

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