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PASQUALE CORSI: “IL PATHOS NELLA VERA ARTE DI MARIA d’ERRICO-RAMIREZ”

L’illustre professor PASQUALE CORSI, insigne studioso e orgoglio della nostra città – sarebbe superfluo elencarne i prestigiosi titoli: docente Università di Bari e Chieti, Presidente “Accademia Scienze Puglia”, Presidente “Storia Patria per la Puglia”, ecc. – ha inteso esprimere il suo raffinato, intenso pensiero critico sulle opere realizzate dalla pittrice MARIA d’ERRICO-RAMIREZ, così come compendiate nel pregevole volume monografico edito nel 2020 a cura dello Studio Biblos, Editore Dino Marasà. E’ un formidabile impatto emotivo ciò di cui ci rende partecipi il professore alla vista delle opere, “quell’emozione, spesso indefinibile ma autentica, che solo la visione della vera arte riesce a trasmettere…ed è l’unico ineffabile mistero che l’arte riesce a trasformare in messaggio…”. La perfezione dell’opera d’arte, la sua compitezza, afferma il prof. CORSI, “si concretizza in una forma che è quella e che non può essere altra”, talché, a prescindere dalla eventuale competenza dell’osservatore, il nucleo vitale si impernia solo “sul rapporto diretto tra due anime tra loro sconosciute, ma che in quell’attimo di visione estetica, riescono a vibrare all’unisono”. S’instaura dunque un rapporto simbiotico, una perfetta sintonia, che consente di cogliere nell’opera d’arte, amplificandoli, aspetti di bellezza formale uniti a sogno, inconscio e elementi onirici comuni. Cosicché, ogni composizione della pittrice, continua l’eminente studioso, “è un segno eloquente di spiritualità, spesso tormentato dal morso di un silente dolore esistenziale, che è il suo ma anche di tutti gli esseri umani, ma che non si piega su se stesso e diventa anzi nuovo auspicio di vita”. Anche i tronchi tenebrosi, dunque, quegli alberi neri con i loro rami cancerosi nelle grafiche della d’ERRICO-RAMIREZ, “che innalzano verso il cielo i loro rami stecchiti come chiome scarmigliate e dolenti, generano, per il professore, “nuove immagini di vita e di speranza”: una via di ritorno certa! Nella poliedricità del linguaggio espressivo dell’artista egli trova racchiusi “aneliti essenziali”, i moti profondi dell’anima di una umanità sovente smarrita, “talvolta suggeriti a bassa voce, talvolta affettuosamente avvolgenti come nelle divine Maternità”, volti dolci e sognanti, come già dicevamo. Esaltante e coinvolgente, dunque, l’omaggio critico dell’illustre professore CORSI, il quale ha saputo sapientemente cogliere nell’arte della nostra pittrice, nel suo equilibrato surrealismo immerso in una policromia incisiva ma non esasperata, un vissuto esistenziale che abbraccia attimi di eternità, anche a mo’ di presagio che consente di cogliere nel presente il futuro, e una spiccata capacità psicologica, quella di chi coglie l’essenza vera del proprio essere e della sua problematica contemporaneità: una proposizione concettuale a fondamento di un discorso di alto spessore culturale prima che tecnico.

FRANCESCO GIANNUBILO

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