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PER ANZIANI E DISABILI UNA PROPOSTA REALIZZABILE PERRIVOLUZIONAREIN POSITIVOSANITÀ E WELFARE

di PASQUALE MININNO e FRANCO PERSIANO

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO — Questa esperienza del coronavirus ci ha consentito di riflettere sul nostro modo di vivere, di come sono le nostre case e le nostre città, in pratica di come è strutturata la nostra società. Si è potuto verificare che il nostro modello di civiltà è fragile e corruttibile, è bastato un virus a mettere in crisi l’intero pianeta. Occorrerà riconsiderare tutto e fare in modo da avviare studi e ricerche per proporre nuove soluzioni in grado di difendere le nostre civiltà.Sono riflessioni che investiranno tutti i paesi della terra, tutti gli stati e i paesi.Occorre avanzare una nuova ipotesi di rapporto tra Sanità e Welfare e, in particolare, proporre nuove soluzioni per la permanenza in strutture di anziani e diversamente abili.La prima idea è stata il co-housing abitativo,così come sperimentato nei paesi nordeuropei ma anche ultimamente anche in Italia.Questa soluzione però si ritiene insufficiente se non affiancata, oltre che ai servizi di prima necessità e/o di svago, da strutture sanitarie con un vero modello di sanità di base e territoriale.L’invecchiamento della popolazione, l’innalzamento dell’età media, la diminuzione delle nascite e la fuga dei giovani, ci impongono di ristudiare le nostre città da un punto di vista edilizio-residenziale e urbanistico. Il progetto dovrà essere condiviso dalle Istituzioni (Ente pubblico e Sanità) e gli imprenditori locali.Un co-housing però non lasciato alla libera iniziativa privata e/o spontaneo tanto da non garantire l’ottimizzazione di standard edilizi e certamente esposti, forse più delle case di riposo per anziani, a rischi sanitari.Sarà il caso di inserire nelle nuove residenze, perciò, non solo servizi come mensa, sale comuni di ricreazione, palestre, biblioteche, attività commerciali, pubblici esercizi ma anche ambulatori medici con personale specializzato come medici, infermieri e operatori socio sanitari.In questa sede non si potrà prescindere di pensare agli anziani anche nei casi in cui nella stessa famiglia siano presenti diversamente abili. E’ necessario che venga superato l’attale sistema di confinamento in strutture come le case di riposo per anziani e/o disabili (RSA, RSD, ecc.).Il co-housing abitativo potrà essere una vera alternativa solo se, però, l’esame sia condotto nei confronti dei singoli componenti della famiglia, rispettando le specifiche esigenze e studiando le singole patologie e specifiche condizioni sociali.Per fortuna la società, grazie al volontariato, oggi terzo settore, si sta facendo carico di sostenere i diversamente abili e le loro famiglie con interventi contestualizzati in un clima culturale di civiltà e soprattutto di solidarietà. Le istituzioni stanno tentando di offrire soluzioni ai disperati bisogni dei singoli casi. Le soluzioni, però, sono approssimative e confuse perché mancano di una seria e preliminare analisi dei casi. Il “Durante e Dopo di noi” stenta a partire in modo concreto e risolutivo e le strutture realizzate finiscono per manifestare gli stessi limiti delle strutture per disabili.Per le famiglie con anziani e disabili è necessario intercettare il problemi fin dall’inizio e i medici di famiglia e i pediatri sono i primi a poterli segnalare. Di qui l’intervento delle istituzioni (Sanità, Servizi sociali e Istruzione) che devono intervenire per accompagnare le famiglie.La risposta data fino ad ora con le strutture previste per ospitare gli anziani e i disabili è pensata in modo da dividere i componenti della famiglia confinandoli in spazi che mortificano le relazioni intime se non anche quelle sociali.Per una corretta politica di salvaguardia e tutela della famiglia con anziani e disabili occorrerebbe realizzare interventi che tutelino la permanenza nel contesto sociale e territoriale di appartenenza. Un modello di co-housing abitativo potrà essere concepito partendo dalle effettive esigenze della famiglia e del contesto sociale e territoriale. Occorre che, prima di tutto, l’urbanistica e l’ediliziariconsiderino un nuovo modello residenziale e di città.L’Edilizia residenziale pubblica dovrà riprogrammare il suo ruolo e rapportarsi al welfare con il resto delle componenti sociali. Con tutto il patrimonio edilizio esistente abbandonato è inutile pensare di realizzare nuove abitazioni per avere ancora quartieri ghetto privi di servizi e non inseriti nei contesti urbani. La rigenerazione urbana può essere l’approccio più appropriato ed esteso oltre che alle periferie anche al Centro Storico e, comunque, nelle zone della città dove maggiore è evidente l’esigenza di rigenerare non solo il patrimonio edilizio esistente ma anche i rapporti sociali. Una alternativa può essere rappresentata dal “Villaggio ecologico”, coniugando innovazione e tradizione.Il welfare dovrà essere rivolto all’intera famiglia per supportarla per ogni aspetto e per ogni fase della vita.

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