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Per dire “stop” allo smartphone, all’Epicentro Giovanile, a San Severo, c’è il “Bla, Bla, Bar” per parlare e stare insieme senza cellulare per un’ora.

Da tempo, ormai, con l’avvento degli smartphone, educatori, sociologi, psicologi, pedagogisti, docenti e pediatri, si stanno pronunciando in modo critico e negativo, sull’uso indiscriminato e senza regole che fanno i bambini e i ragazzi, del telefono cellulare. “Si stanno perdendo le relazioni umane”, è il grido dall’allarme, accompagnato dal fatto che si crea isolamento sociale, perché un ragazzo si chiude in una stanza con il proprio apparecchio e “dialoga” in modo virtuale, fino a diventare “caso patologico”. Non si sa più consultare un vocabolario, non si sanno fare i calcoli (semplici) a mente, si usano sempre gli stessi termini, si usa sempre la scrittura “kriptata” e fatta di abbreviazioni, tipica dei messaggi e di WhatsApp. Il fenomeno è stato valutato anche all’Epicentro Giovanile diocesano, a San Severo, e i responsabili, insieme ai ragazzi che lo frequentano, hanno iniziato un percorso che gli fa spegnere il cellulare per un’ora: il “Bla, Bla, Bar”.Lo spiega il direttore dell’Epicentro, don Nico d’Amicis: “Tutto ha inizio con l’esigenza, più che dalla semplice idea, di stare senza cellulare per un’ora durante i nostri incontri. Nel tempo, per evitare che la cosa scemasse e per dare un po’ più di brio all’iniziativa, si è organizzato il ‘Bla, Bla, Bar’, la cui finalità è quella di fare come i ‘quattro amici al bar’: chiacchierare su argomenti disparati; bere cocktail analcolici e bevande; stuzzicare qualcosa (patatine, snack, ecc.) e, come previsto in un bar, c’è anche da pagare la consumazione, stabilendo il prezzo simbolico di 20 centesimi. Il bar doveva essere reale a tutti gli effetti, con la differenza che il cellulare è spento e si ripone in un cestino. L’obiettivo direi che è stato raggiunto – ha concluso don Nico – e l’esperimento è stato ben recepito. Un’ora senza cellulare. Un’ora di veri rapporti umani. Si è riscoperto il ‘gusto’ del dialogo e della libertà, alla fine, di non essere sempre connessi”. Giovedì c’è stato il primo appuntamento e queste sono le reazioni dei ragazzi dell’Epicentro: “Buon successo per la nostra ultima novità: il Bla Bla Bar! Durante una nostra riunione abbiamo pensato di sostituire la ‘No Smartphone Hour’con questa nuova attività che, in realtà, è un’evoluzione della stessa. L’idea di base è sempre quella di mettere da parte per un’ora lo smartphone e fermarsi a chiacchierare con gli amici senza l’assillo delle varie notifiche. L’esperimento è riuscito e soprattutto è piaciuto molto! Mary e Camilla si sono divertite anche a dare i nomi ai vari cocktail: il che ha reso il tutto ancora più simpatico e divertente. Tra quindici giorni si ripete. Non vediamo l’ora!” L’alternanza la spiega Giovanni Stilla,responsabile, insieme a Mauro Camillo, dell’Epicentro: “In un mese, i giovedì vedranno l’alternanza (ma gli obiettivi restano gli stessi) tra il ‘Bla, Bla, Bar’ e la ‘Serata con…tè’, dove si dà una traccia, un argomento, e si discute con una buona tazza di tè tra le mani. L’esigenza è nata proprio perché ci siamo resi conto che i ragazzi dovevano dare un taglio alle ore di connessione continua ai social, rispondere ai messaggi di WhatsApp e avere sempre l’attenzione maggiore alle notifiche. Dato che i ragazzi che frequentano l’Epicentro variano dai 30 assidui ai 150, molti di loro pur restando negli ambienti per diverso tempo, nemmeno si conoscevano. Dato che il nostro compito, all’Epicentro, è quello di dare il buon esempio e di evidenziare le buone prassi, la‘No Smartphone Hour’ è diventata ‘Bla, Bla, Bar’, proprio per parlare di più tra noi, così come si fa, normalmente, al bar”. Giovanni Stilla conclude così: “In modo figurato ma nemmeno tanto, si tratta di passare un’ora al bar, sorseggiando bevande e cocktail analcolici (hanno dato anche nomi pertinenti all’Epicentro, come: Africa’96; Riunione; ecc.) e parlare. I ragazzi stanno meglio e li vedo più sereni e attivi”. Le considerazioni di Mauro Camillo: “Posso dire che è stato un esperimento riuscito. Non tutti i ragazzi hanno partecipato ma è un inizio. Lasciare il cellulare non è un’operazione automatica. La difficoltà maggiore, credo, sia stata il convincerli che non era una cosa stupida, una trovata solo per ‘creare problemi’ ma qualcosa di bello per loro che per poco si sono seduti ai ‘tavolini del nostro bar’ a parlare tra di loro senza filtri digitali e senz’alcool. Entusiaste soprattutto le ragazze che hanno preparato la ‘carta dei cocktail’ e poi miscelato succhi di frutta e acqua tonica nei bicchieri”.

Beniamino PASCALE

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