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PESCARA: preso a cinghiate, giovane sanseverese operato al capo

Aggressione nella notte davanti a un locale di via Bologna, studente ricoverato in Neurochirurgia. E’ caccia al responsabile

PESCARA. «Ha preso almeno quattro cinghiate sulla testa. Di queste, una gli ha procurato una ferita profonda all’altezza della nuca e l’altra gli ha bucato un osso vicino alla tempia, causandogli un’emorragia interna». A raccontare la terribile vicenda è Matteo S., il padre di Francesco, aggredito all’uscita di una discoteca, dopo una serata trascorsa con gli amici. Francesco, vent’anni, studente in Economia e management, giovedì sera, insieme ad altri ragazzi di San Severo, nel foggiano, decide di venire a trovare il fratello, Angelo, tre anni più grande, che studia all’università di Pescara, per trascorrere qualche ora di svago. Insieme a due amici e due amiche verso l’una, entrano nel locale di via Bologna ed escono intorno alle quattro a fine serata. Presi dalla fame, decidono di fermarsi di fronte alla discoteca per mangiare un panino, prima di rientrare a casa. Non sono i soli a farlo.
In fila dall’ambulante c’è anche un nutrito gruppo di ragazzi. «Alcuni sembra siano di Vasto», dice il padre della vittima dell’aggressione. «Prima che accadesse l’episodio assurdo, stavano scambiando qualche chiacchiera. Alcuni dei ragazzi dell’altro gruppo si erano tolti le cinture dai pantaloni e se le tiravano per gioco tra di loro. Uno degli amici di mio figlio gli ha fatto notare che qualcuno si sarebbe potuto fare male». È lì che la situazione degenera. Mentre Francesco cerca di convincere il suo amico a lasciarli perdere e ad andare via, uno dei ragazzi dell’altro gruppo si scaglia contro di lui, colpendolo più volte con una cintura girata dal lato della fibbia. «Fortunatamente», prosegue il padre nella ricostruzione dei fatti, «stava passando una volante della polizia. Non so se sia stata allertata da qualcuno, ma l’arrivo dei poliziotti ha evitato il peggio. Se non fosse stato per loro non so cosa sarebbe potuto succedere». Gli aggressori si danno subito alla fuga. I poliziotti chiamano l’ambulanza che, arrivata sul posto, fornisce le prime cure al ragazzo. Nonostante che gli avessero consigliato di farsi trasportare in ospedale per ulteriori accertamenti, Francesco, per gli amici Santi, calciatore in Terza categoria, campione regionale di corsa e con un passato anche nell’atletica leggera, decide di tornare a casa. I dolori cominciano a farsi insopportabili, il mal di testa è sempre più forte e così il giovane pugliese raggiunge l’ospedale. «È lì che i medici del pronto soccorso, lo hanno sottoposto a una Tac e si sono accorti della frattura». Per Francesco, ora ricoverato nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Pescara, è stato necessario un delicato intervento durato quasi 4 ore, dall’una alle 4,50. Sottolinea il signor Matteo: «Mio figlio è incredulo, si domanda come sia potuto accadere e perché è successo proprio a lui che non ha fatto nulla. È uno sportivo, conosce la disciplina e di certo non è un ragazzo rissoso». «Siamo brave persone», aggiunge. «Una famiglia perbene. Io sono un grande lavoratore e i miei figli li ho educati secondo dei principi. Sono come me. Non mi hanno mai dato pensieri né fatto bravate. Non è possibile che accadano queste cose, che un genitore debba stare con l’ansia quando i figli escono, con il rischio di vederli rientrare feriti o peggio. Non è giusto. Non è un mondo vivibile». La famiglia ha presentato denuncia per aggressione.

fonte ilcentro

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