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Piccoli Paradisi per anziani… grazie, Don Peppino!

Piccoli Paradisi per anziani

Mi sono imbattuto, per caso, in una missiva a firma di Don Giuseppe Ciavarella, parroco della Cattedrale di San Severo, per tutti don Peppino, rivolta ai familiari dei degenti assistiti nelle ben note case di cura da lui gestite e con la quale comunica la sua decisione di lasciarne la stessa gestione, in obbedienza alla volontà del nostro Vescovo che ritiene opportuno che se ne occupino i laici. Per chi non lo sapesse, don Peppino ha, in sostanza, preso a cuore da anni un grande e delicatissimo problema comunitario: quello degli anziani, provvedendo alla loro assistenza ed alle loro cure a mezzo della istituzione di case di accoglienza e/o di ricovero. Sono delle realtà che hanno coinvolto la nostra vicinissima Torremaggiore, facendone di questa un centro di esclusivo riferimentoe che vede coinvolti non solo Torremaggioresi ma anche anziani delle città vicine. Sempre per caso, ho avuto la possibilità di visitare più volte queste case, trovandomi coinvolto, non direttamente, in eventi ed occasioni che hanno visto la partecipazione degli anziani in prima persona con grande gioia e serenità. Non solo!!!

I miei sguardi sono andati di primo acchito e, naturalmente, alla tenuta delle strutture ed al personale operante, sia sanitario che non. A dir poco eccellente, determinando fin da subito il mio giudizio positivo nei confronti di quello che poteva essere l’operato di un sacerdote in “prima linea”. La attività ricreative: “ludiche”, musicali, didattica e giochi vari, animati da opportuno personale qualificato, si alternavano e si intrecciavano con quelle infermieristiche per l’assistenza sanitaria a quelle di scodellamento della mensa, il tutto in un “gioco armonico”, facendo di quella realtà un piccolo e vero paradiso. Ho visto don Peppino, nella sua “trincea”, operarsi direttamente e con estrema disinvoltura soccorrere l’anziano magari in quel momento bisognoso di un fazzolettino o un altro che aveva bisogno di essere aiutato a bere un bicchiere di acqua…. o un altro ancora che non riusciva e prendere la sua medicina…o ancora quella sulla sedia a rotelle che aveva necessità di essere aiutata a sbarcare un corridoio della struttura o quello che aveva difficoltà ad alzarsi e ad accompagnarlo in bagno….eppure c’era anche il personale ad HOC….ma per queste cose il personale non basta mai!!! E io lì a guardare…inerme… se avessi mosso un dito, non credo che sarei incorso in qualche disappunto con eventuale rimprovero. Eppure, ero lì a guardare…ero stupito da tanta energia e sinergia che si muoveva in quelle strutture, determinando un’aria tutt’altro che tetra ovvero di quello che poteva essere un ambiente di persone anziane. Nel corso degli anni, ho incrociato più volte don Peppino. Sempre di corsa ed indaffarato per impegni di questa natura: “Don Peppe, ma dove andate con quel pulmino?” “Porto gli anziani a fare un giretto….”. E’ una delle tante.

Ma la cosa più importante, credo e sicuramentee che don Peppino non ha mai mancato di portare a quegli anziani, è il dono più bello e grande che il Signore ci ha lasciato: l’Eucaristia. Nella sua gestione delle case, non ha mai mancato di celebrare Messa in quelle case, per loro e per tutti. Dopotutto fa parte della sua “missione sacerdotale”, mi direte: un sacerdote che non celebra Messa, che sacerdote sarebbe??? Infatti!!! Ma, a mio avviso, la Messa di Don Peppe non si è mai conclusa con la sola benedizione di quella formale accompagnate dall’ “ite missa est” ma è andata oltre ed ha visto il suo attuarsi e compimento appunto nelle case di cura. Ed è con immenso piacere, ne ricordo una in particolare. Anni fa, in una di quelle case vi era ricoverato Mons. Giuseppe Valentino, se non ricordo male cancelliere vescovile della nostra diocesi.

Mons. Valentino era ormai alla fine dei suoi giorni e costretto su una sedia rotelle. Dissi a don Peppe di mettergli almeno la stola per farlo concelebrare con lui. Don Peppino mi disse: “Non ce la fa…” Io insistetti: “Capisce…. ce la farà!!” …quando, durante la Messa, don Peppe gli porse il calice per l’elevazione, mons. Valentino lo afferrò soltanto, non gliela faceva ad alzarlo. Io ero vicino e da dietro spinsi il suo gomito elevando il suo braccio e sorreggendolo per tenere il calice appunto elevato. Mons. Valentino si girò, sorpreso ed un po’ stupito…. e mi sorrise…un sorriso che ancora oggi non dimentico. Diceva tutto. Come dicono tutto e tanto i sorrisi di quegli anziani in quelle strutture non solo al passaggio di don Peppino ma di tutti quanti vi transitano: èun saluto, un dire grazie….o cosa???? Per loro siamo tutti figli…

Don Peppino nella prefata missiva,rivolta ai familiari dei degenti,esordisce con un ringraziamento verso tutti. Mahh…!!!

Credo che dovremmo essere noi, la nostra comunità, le nostre istituzioni a dire: grazie Don Peppino.

Grazie per la vostra disponibilità, per la vostra prodigalità…per il vostro “saperci fare” ovvero per la vostra, come è stata spesso malignamente o per altri vezzeggiosamentedefinita, competente “imprenditorialità”, sulla quale più volte ho sentito giudizi e battute!!!

Ma, badate bene, se questa “imprenditorialità”si identifica con uno di quei famosi talenti che il Signore ha distribuito ad ognuno di noi e che viene messa a frutto ed in questo caso al servizio dei bisognosi, degli anziani, ed è ancheoggetto di pessimo giudizio (non sarebbe “perfetta letizia” direbbe lo Santo Francesco…)non fa onore al suo sacerdozio???Le difficoltà incontrate per mettere su queste realtà saranno state sicuramente enormi e tantissime. A condurle, altrettanto….e bisogna, ed è doveroso, farne opportuna considerazione, valutazione e darne riconoscenza.

La nostra natura umana purtroppo è fatta di questi “giudizi” e relative miserie. Ci rimettiamo a quella Divina, naturalmente, e le nostre preghiere, carissimo don Peppino, saranno sicuramente a difesa e testimonianza della vostra eventuale “causa” in tal senso…è nostra speranza invece che questi piccoli paradisi per gli anziani restino sempre tali e che anzi migliorino col tempo e si moltiplichino, e che questo seme interrato, germogli e dia un albero maestoso e pieno di ottimi frutti.

Ad interpretazione dei pensieri di moltissimi anziani: GRAZIE, DON PEPPINO…

ringrazio anche vivamente la Gazzetta di San Severo, sempre attenta ai valori della nostra città, per questa ospitalità ed accoglienza,

francesco romano

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