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Pit stop San Severo!

E’ arrivato! Il male invisibile, il “virus”, il Coronavirus, che sta colpendo tutti gli Stati, indistintamente, e che si sta propagando a macchia d’olio. E’  arrivato anche da noi. Qui a San Severo. Una città già martoriata di suo per tanti altri problemi che tutti conosciamo. Ma si sapeva. Era solo questione di tempo. La popolazione ha avuto problemi a rispettare le disposizioni restrittive diramate dal Governo e soprattutto fatica a rispettare quelle emanate dal nostro Sindaco. E’ incredula, si sente immortale. “A me no non capiterà”. E invece può capitare a chiunque. E’ dura. E’ comprensibile. Soprattutto perché il clima bello di questi giorni ci fa pensare a quello che potevamo fare fuori casa, con le nostre famiglie o i nostri amici. Lo è anche per me. Un conto è scegliere volontariamente di stare a casa, un conto è avere un imposizione. Poi, vedere i Bar chiusi, i luoghi di aggregazione con le saracinesche abbassate fa piangere il cuore. Ci è stata stravolta la vita in un attimo; le nostre  abitudini quotidiane, si sono fermate le attività, gran parte di esse già in sofferenza per la crisi economica che spero, appena passata questa ondata virale, possano, con l’aiuto di tutti, riprendere alla grande. Molti hanno dato la colpa del contagio ai cinesi, molti altri ad una maledizione, altri ancora ad una punizione divina, chi ad un complotto di stato e politico per ammazzare l’economia italiana, chi a un esperimento di laboratorio. Se ne dicono e sentono tante in ogni dove. Io non mi sento di dare colpa a nessuno, penso solo una cosa: questo è semplicemente un ciclo della natura come tanti cicli che si sono susseguiti in passato. La natura ci dice che noi non siamo i “padroni di niente” quello che abbiamo ci è stato solo dato in prestito, una specie di “comodato d’uso”. Chiunque sa che nel comodato d’uso bisogna lasciare il tutto perlomeno come si è ricevuto se non in  uno stato migliore. Noi dovremmo pernsare di lasciare un mondo migliore ai nostri figli e nipoti. Penso che ci sono leggi dell’Universo da rispettare e che se non lo facciamo noi ci pensa Lui. Qualunque “cosa” sia questo male che ci ha colpito, è arrivato perché è stato spezzato dall’uomo l’equilibrio della Natura. Queste calamità arrivano per far capire a noi umani quando è il momento di fermarci. Abbiamo esagerato con tutto: alimentato guerre, inquinato, costruito e cementificato su terreni dove non si doveva, interrato rifiuti avvelenando campi, sfruttato animali terrestri e marini, devastato  in maniera scellerata il nostro ecosistema, vogliamo affermarci come leader su tutto, essere migliori di tutti, per mero scopo capitalistico e venale, ma non capiamo che dovremmo apprezzare solo il fatto di essere vivi e respirare giorno per giorno e che tutto ciò che ci è stato donato ci può essere tolto in un attimo. Arrendiamoci ogni tanto all’evidenza che siamo noi stessi, con le nostre mani, che ci stiamo autodistruggendo e, siccome non lo capiamo ancora, la “natura” ce lo fa capire con queste epidemie. Questo “Virus” ci dice, tenendoci in un isolamento forzato, di guardare in noi stessi, nel nostro  angolo  intimo più nascosto. Ci invita a capire ciò che è veramente importante: non l’accumulo di ricchezze materiali, non la movida e il divertimento sfrenato, non l’isterismo all’acquisto all’ultima moda ma gli affetti e la condivisione dell’amore. Incondizionato. Dell’altruismo scevro dalle cattiverie. Cio’ che ci manca adesso di più, il non poter stare vicino a chi  e con chi vogliamo veramente bene, a quello “dopo” dovremo pensare e coltivare. Penso a tutti coloro che hanno figli, mariti, genitori, familiari lontani ma penso anche ai senza tetto. Dove faranno la loro quarantena e il loro isolamento se non hanno una casa? Tutto questo mi riporta a pensare che, quando, spero il prima possibile, questa brutta fase passerà, impareremo a vivere il presente, il qui è ora, l’oggi di ognuno di noi, anche sbagliando ma vivere e godendo di ciò che abbiamo. L’orgoglio uccide, il non perdonare uccide, le prese di posizione uccidono, la non condivisione uccide, la prepotenza e la cattiveria uccide. Perché tutto si può addrizzare, correggere, modificare, i problemi che abbiamo tutti non sono la fine del mondo, la fine del mondo è un’altra, è diversa, e per fortuna l’Universo ci vuole ancora bene. Ma la vita è una, i rapporti umani sono unici, imparare a non disperderci più in un  “non ho tempo”, “lo faccio domani”.  E soprattutto reimpariamo “il rispetto”: per noi stessi, per gli altri, per la natura, per ciò che ci è stato donato e noi, ripetutamente, da secoli a questa parte, stiamo calpestando in ogni modo possibile e immaginabile. Si pensa a cercare l’esistenza di altri pianeti vivibili e non si fa nulla per rendere vivibile questo. Ci lamentiamo di tutto e di tutti ma non ci impegniamo a cambiare iniziando dalle piccole cose. Sicuramente, quando usciremo da questo incubo, ne usciremo provati tutti, alcuni spero pochi, anche con perdite di conoscenti e parenti, e diversi, ognuno a suo modo, ma “diversi”. Questa è solo una “GRANDE LEZIONE” per tutti, che dobbiamo imparare bene, meglio delle tabelline. Un monito per tutti. Le regole sforziamoci di rispettarle, cosa che di non solito non si fa quasi mai, noi un po’ tutti, amiamo la trasgressione. E non parlo solo di quelle rigide impartite dal Governo o dalle Autorità in generale ma anche di quelle imposte dal semplice senso civico. Tramandiamo le regole di base ai nostri figli, il rispetto per tutto, sin da piccolissimi. Ripartiamo da qui. Ripartiamo dal “RISPETTO”! E allora sì che andrà tutto bene, passerà la fase buia e il Pit stop che ci è stato imposto sarà solo un ricordo e ripartiremo fieri e alla grande con una marcia in più. Proprio come si fa in una gara di Formula Uno.

Angela Mennella

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