Cultura

PLUTARCO, IL PODESTÀ E IL PROFESSORE

di MICHELE MONACO

OSSERVATE QUESTE QUATTRO COPPIE DI RAGAZZI.Stanno cercando di imitare la posa delle due statue bronzee raffiguranti il MONUMENTO AI CADUTI. Un omaggio di alunni che cercano di studiare l’origine e il significato allegorico di quel monumento. Già, ma quale significato allegorico si evince da quei due personaggi bronzei entrati nella memoria collettiva di tante generazioni di sanseveresi? Ebbene,in quello che si può definire metaforicamente il “ventre materno” del centro storico di San Severo, sembra sia esistito, alla fine degli anni’60, un vecchio professore di scuola media che viveva in un dignitoso sottano di via ROMA nei pressi del “Palmento”. A lui si rivolgevano amici, conoscenti e vicini di casa, per un consiglio, un parere, una informazione. Gli fu chiesto chi fossero quelle due statue di bronzo collocate in piazza ALLEGATO a rappresentare il monumento che in origine fu dedicato ai Caduti sanseveresi della Grande Guerra. Il professore si accese lentamente la sua solita pipa e con voce sommessa rispose con queste parole:<< Il monumento ai Caduti di San Severo fu inaugurato il 4 ottobre 1923. Siete fortunati perchéposso mostrarvi la foto del monumento scattata il giorno dell’inaugurazione. Per la cronaca in quella cerimonia erano presenti il Podestà DONATO CURTOTTI, il gerarca GIUSEPPE CARADONNA di Cerignola e il quadrumviro EMILIO DE BONO.Se osservate bene, su uno dei lati del basamento, si vede l’elenco deinomi dei Caduti, nomi che l’incuria del tempo ha cancellato.Le statue bronzee(una donna e un giovane soldato con spada e scudo) modellate dallo scultore romano AMLETO CATALDI, simboleggiano – secondo quando sostiene lo storico e filosofo PLUTARCO nella sua opera “LE VIRTÙ DI SPARTA”- il momento che precede la partenza per la guerradi un giovane soldato spartano insieme alla madre che lo sta salutando con queste parole:” O TORNA VINCITORE DIETRO LO SCUDO, O TORNA SOPRA DI ESSO”. Dunque: o con lo scudo in mano e trionfante, o trasportato sopra lo scudo: morto. I caduti in battaglia realizzavano quella che gli Spartani chiamavano “LA BELLA MORTE”. I soldati spartani combattevano nudi poiché- secondo loro- era considerato virile e coraggioso affrontare in quel modo il nemico. Insomma quel monumento vorrebbe riecheggiarelethosdi Sparta>>. Il vecchio professore concluse il suo discorso in questo modo: << Personalmente preferisco il modello ateniese di PERICLE. Ma lascio a voi riflettere e farvi un’opinione.>>Così parlò il professore in pensione che abitava in via Roma.

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