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“POSTARE” UNA FRASE O UN’IMMAGINE ALTRUI, SENZA CITAZIONE, È ILLEGALE

La consuetudine “social” di “postare” (cioè: pubblicare un contenuto online visibile ad un numero indefinito di persone) è, di certo, la moda del momento.
Frasi ricercate e aforismi ad effetto (appartenenti a illustri autori contemporanei o del passato) sono il “pass” per apparire profondi ed intelligenti.
Se non si specifica, però, che si tratta di una “citazione” si rischia di commettere un plagio, poiché la persona che riproduce il testo si erge ad autore dell’estratto.
Stesso e più frequente problema nella riproduzione di immagini prese dal web e “postate” come se fossero proprie.
La legge sul diritto d’autore dice, infatti, che chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma rappresenta un’opera altrui adatta a pubblico spettacolo od una composizione musicale è punito con una multa (anche salata).
Sono, al contrario, liberi il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico “se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera”.
La citazione, però, specifica la norma, non è completamente libera neanche nei casi ora descritti: è consentita, infatti, “solo se rispetta una precisa forma”; se presenta, cioè, la menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratta di traduzione, del traduttore (cosa che non avviene quasi mai sui “social”).
Se l’internauta viola tali disposizioni che regolano il diritto d’autore, oltre a commettere una sanzione amministrativa (in certi casi anche di natura penale con reclusione fino ad 1 anno) punita con una multa sino a 2065 €, può essere costretto dal titolare del diritto d’autore a corrispondere il risarcimento dei danni e a rimuovere la citazione lesiva, con l’ulteriore obbligo di ritirare dal commercio tutti i prodotti o le opere ove sia riportata la citazione illegittima o, nel caso che ci occupa, di cancellare dai social i “post” trasgredenti la norma di legge.
Tuttavia tale diritto dell’autore di sfruttare in esclusiva la propria opera dell’ingegno può essere esercitato “solo” per la durata della sua vita e, dagli eredi, fino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte (ecco perché impazzano le citazioni di illustri autori di un passato molto remoto, ormai libere nella riproduzione).
Lo scopo della norma è, evidentemente, quello di tutelare la creatività dell’autore, poiché dietro la realizzazione di un’opera vi è l’impegno, l’organizzazione e ingenti costi (sia in termini di tempo che in termini economici in senso stretto).
Il diritto a un’idea è, in quest’ottica, l’esaltazione dell’ attività intellettuale: si supera una concezione “materialista” del diritto dove ad essere tutelato è soltanto un bene che abbia i caratteri della tangibilità e concretezza, per spostare il “focus” sull’ ingegno e la creatività che producono un’opera immateriale (una frase, una poesia…) suscettibile di regolazione giuridica al pari di una transazione avente carattere patrimoniale.
Il diritto moderno si prende cura tanto dell’attività economica di sostentamento, quanto delle arti dell’ingegno: espressione, quest’ultima, di civiltà giuridica e progresso culturale.
Solo una Società che garantisce alle arti intellettuali lo stesso tenore giuridico previsto per i beni “materiali” produce una Comunità evoluta e realizza un avanzamento sociale.


AVV. MAURO CASILLO

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