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PROCESSO A NAPOLEONE PER I FATTI DI SAN SEVERO

di GIUSEPPE  CLEMENTE

Sono trascorsi esattamente 222 anni da quel tragico febbraio del 1799, quando interi nuclei famigliari della città vennero sconvolti dai massacri del 10 e del 25 di quel mese. I fatti sono ben noti, per cui non vale la pena ritornarci sopra, credo, però, sia opportuno ricordare un evento a essi collegato, tenutosi a San Severo sedici anni fa. Il CRD Storia Capitanata organizzò il 9 marzo 2005, in collaborazione con l’Associazione Beatrice di Tenda di Binasco (MI), il “Processo a Napoleone” per la strage di San Severo, esecrabile per il numero delle vittime e per la violenza dei metodi, con l’intento di riproporre la storia in modo originale e accattivante, di rileggere i fatti di allora e di dare orizzonti più ampi a un momento buio della storia cittadina. Venne costituito, grazie alla squisita disponibilità di magistrati e avvocati, una corte “vera” con presidente TEODORO RIZZI, fino a qualche mese prima Presidente del Tribunale di Foggia e con un Collegio Giudicante composto dalla compianta LUCIA NAVAZIO, GIP del Tribunale di Foggia, e da LUDOVICO VACCARO, allora sostituto Procuratore, oggi Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Foggia. Pubblico ministero era GHERARDO COLOMBO, passato alla storia come componente del pool “mani pulite”, che ci tenne a precisare nell’introduzione che nel dibattimento non si intendeva fare revisionismo storico, ma solo stabilire se era giusto, in nome dei principi di libertà, uguaglianza e fraternità, massacrare uomini, donne, vecchi e anche bambini e quale era stato il ruolo avuto da NAPOLEONE BONAPARTE. Avvocato difensore era GUIDO de ROSSI, amico carissimo, e FRANCESCO GATTI, presidente dell’Associazione Beatrice di Tenda, si costituì parte civile in rappresentanza delle persone comunque danneggiate.  A completare il “cast” c’erano GIULIANO TURONE, Magistrato di Cassazione e scrittore con la passione per il teatro, che impersonava NAPOLEONE; PASQUALE CORSI, dell’Università degli Studi di Bari, era lo storico locale MATTEO FRACCACRETA e al sottoscritto venne assegnata la parte del generale GUGLIELMO FILIBERTO DHUESME, che con le sue truppe fu l’autore materiale della strage. Faceva da canovaccio alla recita a soggetto il mio libro Febbraio 1799. Giacobini, sanfedisti e francesi a San Severo. Cronaca di una strage, Edizione Esseditrice, ormai da tempo introvabile. Tutti prendemmo molto sul serio l’impegno e ricordo che poche ore prima che iniziasse il processo, GHERARDO COLOMBO volle che ci riunissimo tutti nel salone dell’allora Hotel Milano per curare gli ultimi particolari. Teatro dell’evento fu la gremita aula magna dell’Istituto Tecnico “A. Minuziano” di San Severo. Circa seicento persone, anche in piedi lungo le pareti, seguirono con attenzione le varie fasi del procedimento giudiziario, che fino alla sentenza durò circa quattro ore. Incredibile! Lo “spettacolo” ebbe inizio con una introduzione storica da me fatta, frammezzata dalla voce di LUIGI MINISCHETTI che leggeva brani di FRACCACRETA, LA CECILIA, DHUESME, D’AMBROSIO e IRMICI. Seguirono le testimonianze di NAPOLEONE, presente, come ci tenne a sottolineare TURONE, “solo in spirito”, che si dichiarò pentito di tutti i lutti che aveva causato e dello storico MATTEO FRACCACRETA, che fece rivivere il terrore di quel 25 febbraio in cui furono trucidati duecentoquaranta persone e la citta di San Severo fu messa a sacco e ruba. Seguirono i serrati interrogatori del pubblico ministero, che non mancò di pronunziare l’ormai mitico “lei non poteva non sapere”. Quando interrogò me (ossia DHUESME), io, dopo aver dichiarato tutto il mio rammarico per quanto accaduto, rimarcai che avevo, tuttavia, salvato la città dalla completa distruzione, e conclusi che, come soldato, avevo “Solamente eseguito gli ordini del mio Generale”, che in realtà a Nizza il 31 marzo 1796 così aveva galvanizzato le sue truppe: “Soldati siete nudi e malnutriti, ma io voglio condurvi nelle pianure più fertili del mondo. Ricche province e grandi città saranno in vostro potere; troverete onore gloria e ricchezza. Soldati d’Italia, vi mancano forse il coraggio e la costanza?”. Il dibattimento si chiuse con la lucida requisitoria di COLOMBO e la calorosa arringa di de ROSSI, che ci tenne a ricordare alla corte che nel periodo dei fatti NAPOLEONE era in Egitto e che era rientrato in Francia solo il 13 ottobre 1799. Dopo quasi due ore di consiglio, la Corte dichiarò NAPOLEONE responsabile della strage di San Severo in concorso con il generale DHUESME, ma non ritenne di infliggergli una condanna in quanto ormai defunto e auspicò che in futuro l’Amministrazione Comunale di San Severo potesse, attivando i canali diplomatici, coinvolgere il Governo francese per erigere nel centro cittadino un cippo commemorativo contro ogni tipo di violenza e a severo monito per tutti i popoli di vivere in pace e nel rispetto reciproco delle identità e delle differenze.

 

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