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Prosegue l’iniziativa “Difendi gli avvocati per difendere tutti”.

È questo il nome della petizione, lanciata il 18 marzo scorso da un gruppo di avvocati provenienti dai diversi Fori d’Italia, finalizzata a colmare le lacune del decreto “Cura Italia”. Il D.L. 17 marzo 2020 n. 18, infatti, nell’introdurre misure di potenziamento per l’emergenza epidemiologica da Covid 19 e nel prevedere il sostegno alla liquidità delle famiglie e imprese, escludeva dal beneficio la classe forense e, più in generale, i liberi professionisti iscritti a una gestione previdenziale diversa da quella dell’INPS. Tra i sostenitori della petizione spicca il nome del Prof. Avv. Carlo TAORMINA, uno dei più noti penalisti italiani, oltre che politico, illustre giurista e accademico, che ha spiegato: “Ho partecipato all’iniziativa perché ho preso atto che nei confronti degli avvocati ma anche, in generale, delle professioni libere c’è stata una iniziale dimenticanza da parte del legislatore, tenuto conto che le nostre casse di previdenza non si identificano con l’INPS. I giovani professionisti sono quelli più esposti: non solo, in questo momento, non hanno la possibilità di svolgere attività lavorativa per la sospensione delle attività processuali, ma con il perdurare dell’emergenza sanitaria e della crisi economica c’è il rischio che i loro studi professionali non abbiano prospettive future. Mi pare assolutamente logico che qualcuno ci pensi”. Seguono le parole dell’Avv. Michele FINOCCHIETTI, del Foro di Foggia, anch’egli tra gli autori della petizione che, contattato telefonicamente, ha dichiarato: “Il mio primo pensiero va a tutti coloro che lottano, in prima linea, contro questa spaventosa pandemia e che pagano, purtroppo anche a caro prezzo, anni di investimenti sciagurati compiuti da un Governo che ha stravolto l’ordine delle necessità degli italiani e che solo adesso ricorda l’importanza della ricerca e delle strutture ospedaliere. Ai medici, agli infermieri, al personale del 118, ai farmacisti, ma anche a chi è seduto dietro la cassa di un supermercato o in una volante giunga la mia incondizionata gratitudine. Mi permetta questo omaggio, che sento doveroso alla luce di alcuni ignobili comunicati, provenienti da società o peggio da avvocati, che invitano i cittadini a proporre scriteriate azioni giudiziarie contro i camici bianchi, per presunti casi di malasanità legati all’attuale emergenza sanitaria. Dobbiamo essere realisti: il ritorno alla normalità è lontano e quella delle libere professioni sarà tra le categorie più colpite da questa brusca frenata economica. Il Governo ha risposto alla pioggia di richieste di aiuto provenienti dai professionisti e dai lavoratori autonomi. È del 28 marzo scorso, infatti, il decreto interministeriale firmato dal Ministro del Lavoro di concerto con il Ministro dell’Economia che fissa le modalità di attribuzione del Fondo per il reddito di ultima istanza previsto dal Decreto Legge 18/2020. Il Fondo garantirà un indennizzo di 600 euro, per il mese di marzo, a favore degli iscritti alle casse di previdenza private che rientrano in determinati scaglioni di reddito del 2018”.
“Il nome della petizione – spiega l’Avvocato Maria Nellina SPATARO, del Foro di Roma, tra le principali promotrici della petizione – è dettato dall’esigenza di sostenere non solo la classe forense, ma più in generale quella dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi. L’iniziativa è aperta a tutti. Liberi professionisti, lavoratori autonomi, ma anche tutti i cittadini potranno aiutarci sottoscrivendo la petizione e confermando poi la mail, poiché difendere un avvocato equivale a difendere un complesso sistema valoriale fatto di regole e di principi. Se noi ci indeboliamo, l’intera macchina della giustizia verrà indebolita, soprattutto a discapito dei cittadini che si rifugiano in noi per ottenere assistenza legale. Questo Paese rischierebbe di trasformarsi da uno Stato di Diritto ad uno Stato di Polizia!”. “Sono pienamente soddisfatta – prosegue l’Avv. SPATARO – per le centinaia e centinaia di consensi che abbiamo raccolto, ma non dobbiamo fermarci. Per i liberi professionisti, che oggi contano circa 1.650.000 lavoratori e rappresentano più del 6 % della forza lavoro del territorio nazionale, il prezzo da pagare sarà altissimo. Mentre l’attività professionale è rallentata o addirittura ferma, i costi gestionali degli studi, gli oneri fiscali e previdenziali restano inalterati. C’è una nutrita platea di giovani professionisti che rischia di essere travolta. Il decreto interministeriale esclude dal beneficio tutti i professionisti che hanno avviato la loro attività lavorativa nel 2019 e che dovranno presentare la loro prima dichiarazione dei redditi nel 2020. A mio avviso 600 euro sono una somma
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ridicola, una risposta inadeguata assimilabile ad un gesto di mera caritas. Il baricentro di questa epidemia, una volta sconfitta l’emergenza sanitaria, si sposterà sull’inevitabile crisi economica. L’era del politicamente corretto è scaduta, ma non l’orgoglio di appartenere ad una professione che vanta millenni di illustri predecessori. Ringranziando il Signore non siamo ancora sotto dittatura e quindi è giusto,con la solita eleganza che ci caratterizza, rivendicare i nostri Diritti, altrimenti che avvocati siamo?”. Di seguito si riporta il link dove poter sottoscrivere la petizione. https://www.change.org/p/organi-istituzionali-difendi-gli-avvocati-per-difendere-tutti Sara Prencipe

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