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Quando curarsi diventa impossibile: la storia anonima di una giovane donna tra risonanze annullate, silenzi istituzionali e dolore ignorato.

In una città di provincia come San Severo, ci si aspetterebbe almeno un minimo di efficienza e umanità nel rapporto con il sistema sanitario. E invece, per una giovane paziente affetta da gravi problemi endocrini e neurologici, tutto questo si è trasformato in un percorso fatto di ostacoli, rimpalli e soprattutto silenzi.

Da mesi questa donna combatte contro dolori persistenti, alterazioni ormonali e sintomi preoccupanti. È sotto cura con terapie prescritte (come Dostinex e la pillola Slinda), ma da oltre due mesi il ciclo mestruale è completamente scomparso, i dolori all’anca e all’addome si sono fatti invalidanti, e i segnali del corpo sempre più allarmanti.

A peggiorare la situazione, la cancellazione improvvisa e non autorizzata di una risonanza magnetica importante, prenotata per il 13 giugno 2025. Quando il padre si è recato in ospedale per il pagamento del ticket, si è sentito dire che la prestazione era stata annullata da un “privato”, senza però alcuna specifica e senza il consenso della paziente. Un errore? Un disguido amministrativo? Nessuno, ad oggi, ha saputo chiarire.

La paziente ha contattato direttamente il consultorio e l’ASL locale, ma ancora nessuna spiegazione ufficiale è arrivata. Intanto il tempo passa, i sintomi peggiorano e la terapia sembra non avere più effetto.

Nel frattempo, ha cercato aiuto online, rivolgendosi a sportelli gratuiti di psicologia. Solo così ha avuto indicazioni per contattare il consultorio, che finalmente ha preso in carico la sua segnalazione. Ma il danno è fatto: la risonanza era fondamentale per monitorare un angioma cavernoso sul tronco encefalico, una condizione neurologica rara che richiede controlli regolari e continui.

E come viene gestito il dolore quando la paziente si reca in pronto soccorso? Sempre allo stesso modo: un’iniezione di Toradol. Una risposta automatica, standardizzata, che viene riproposta come soluzione anche nel caso in cui i dolori dovessero ripresentarsi. Anche quando si tratta di sintomi ricorrenti, debilitanti, potenzialmente collegati a una condizione grave. E questo sarebbe il trattamento previsto da una sanità pubblica?

Questa testimonianza non vuole puntare il dito contro un nome specifico. Vuole semplicemente dire basta. Basta al rimpallo tra enti, basta alle mancate risposte, basta al dolore trattato come un fastidio burocratico.

Quante altre persone si trovano ogni giorno a combattere da sole contro un sistema che dovrebbe proteggerle? Quanti esami vengono annullati per errore, quanti pazienti restano invisibili?

In un Paese civile, curarsi dovrebbe essere un diritto. Non un privilegio. Non una battaglia solitaria.

 

(Lettera Firmata)

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