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Quanto costa una divisa? A Giancarlo e a tutti gli onesti servitori dello Stato.

di Alessia Ciliberti

Toccante lettera scritta e pubblicata in seguito al ferimento del Vice Sovrintendente della Polizia di Stato GIANCARLO MATRANGA, stimato concittadino sanseverese, da qualche anno in servizio a Salerno:

“A mio cognato Giancarlo e a tutti gli onesti servitori dello Stato.

24 Agosto 2020

Quanto costa una divisa? Quanto costa una divisa papà? Ci siamo salutati, col sorriso, mentre uscivi dalla stessa porta che osservo tutte le volte che ti cerco, quelle in cui sono triste e piccola, quelle in cui ho bisogno di te… tutte quelle volte che guardandola, quella porta, ho l’impressione di vederti entrare… stanco per i tanti chilometri che ci separano, dalla lunga ed imprevedibile notte di lavoro, che “sai papà ci guadagno più soldini”.

Papà… ma quanto sei bello in quella divisa! Voglio essere come te da grande, e intanto gioco a farlo con quel buffo e “pesante” costume di carnevale, quello che mi fa sentire più vicina a te, più simile a te, col tuo profumo, quello che sa di amore, protezione, dignità, rispetto, dedizione: sacrificio.

Ma quanto costa la tua divisa papà? Quanto costa la tua divisa marito mio? Accolgo la tua stanchezza, quella della lontananza da me, dalle tue ragazze, dalla nostra piccola bimba. La stanchezza, quella dei millemila chilometri percorsi, consumati ogni settimana, di tutte le settimane di questi ultimi anni. Ti saluto, mi sorridi, poi ti abbraccio e scende una lacrima, quella che mi, ci percorre tutte le volte: quella della paura, perchè davvero se ne sentono ogni giorno; quella della malinconia che ci assale ad ogni pranzo, ad ogni cena, ad ogni notte che non possiamo condivedere lo stesso letto e sereni riposare con la consapevolezza ch’è andato tutto bene, che siami tutti insieme. Mi saluti, te ne vai, e consumi passi di vita che non torneranno, se tornerai… Quanto costa una divisa figlio mio? L’orgoglio di mamma, motivo di vanto ed altrettanta angoscia, quella della consapevolezza di saperti innamorato del tuo lavoro, della tua soddisfazione, del tuo carattere, del tuo innato senso del dovere, quello che già tante volte ti ha spinto oltre.

Oltre le mie braccia, la mia tranquillità, la mia desiderosa speranza che sarai sempre al sicuro, che non accadrà mai a te quello per cui ho pianto ascoltando il notiziario. Quanto ti amo figlio mio, quanto t’ amato il tuo papà! Salerno, 23 Agosto 2020. Sono a lavoro, la notte. Sto correndo col mio amico-collega, un inseguimento alla volta di un rapinatore. “Porca puttana sono in sovrappeso! Ma corro, lo rincorro, ho l’adrenalina a mille! Ce la faccio, l’ho preso! In brevissimo tempo gli si strappa la camicia per la presa, mi sferra un colpo, cado a terra. Il mio collega corre, continua, poi continua in auto…qualche passate prova ad aiutarci, ma lo stronzo scappa! E, e, io sono ancora a terra, per terra. Intanto ho dolore, forte, tanto! Ho paura… sì questa divisa fa anche paura! Scorrono veloci ai miei occhi, alla mia mente, le cose, i fatti, le voci, le persone: i ricordi. Le immagini scorrono come in un film. Devo tornare a casa, la mia bambina mi aspetta con la sorpresa mentre apro quella porta… mia moglie: e devo abbracciarla, contare tutti i baci che non ci siamo dati! No! Devo tornare a casa, cazzo! Devo alzarmi da quì, non sarà niente! Devo parlare con le mie ragazze, Dio come sono belle, come sono cresciute! Devo dirgli quelle cose dell’altro giorno. Voglio tornare a casa, passare a prendere mamma al mare e stare finalmente tutti insieme, rivedere mio fratello, che la pizza ce la dobbiamo ancora fare! Salutare mia sorella, che domani dovrebbe tornare! E poi scappo in officina da papà, è sempre contento quando ci vediamo! Hmm… papà? È fort a bott! Cazz papà è mort! …ho gli occhi bagnati, ingoio dolore, ingoio rabbia, ingoio la forza, che devo riprendermi! Papà abbracciami tu! Papà steng quà, solo tu puoi vedermi!

Sono solo, a centinaia di chilometri dalle persone che amo, che vorrei sentire quì, adesso, addosso, a sentirmi, io, una volta, quello protetto. ” Giancarlo papà, statt tranquill, steng ji. Ci sono figlio mio, siamo solo io e te figlio mio. Non puoi avere paura papà, n m ponn caccià! Grazie Bagdà, grazie papà! A te vulev quà. Chiudo gl’ occhi, lavorano sul mio corpo, ma sento dolore, vomito, sono confuso, voglio solo dormire e poi svegliarmi a casa mia. Mi hanno spogliato, sono sotto il lenzuolo del reparto, e non posso addormentarmi, mi hanno tolto la divisa, papà mantienila tu ca m cost assà!

Alessia Ciliberti

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