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“RABBIA, LACRIME E……SPERANZA” Lettera alla Gazzetta.

Lettera alla Gazzetta:

“In cuor mio non avrei voluto mai che arrivasse questo momento, ma guardando nella sfera del buonsenso e della ragione, mi rendo conto che questa opportunità è stata un momento di fortuna.
Mio figlio tra pochi giorni andrà via da questa città per motivi di studio, non fugge, perché con le lacrime agli occhi continua a ripetere che ama questo territorio, che vorrebbe vivere qui, che vorrebbe che le cose migliorassero e che la soluzione perché ciò avvenga è restare e lottare. Gli ho dato ragione ed era lo stesso sentimento che nutrivo io quando 27 anni fa pur non essendo di San Severo, mi trasferii per opportunità di lavoro in questa cittadina laboriosa, piena di speranza e bellezze architettoniche, speravo in un futuro radioso per i nostri figli.
Così purtroppo non è stato, è andato sempre peggio, mancano servizi, lavoro , sicurezza e decoro. Quel poco che c’era, è andato distrutto. Abbiamo provato ad interessarci per l’Università di Foggia ma le scelte dei corsi sono limitate e poi la SS 16 da percorrere è un’ assicurazione per l’andata ma una scommessa per il ritorno. Dei treni non parliamone, inesistenti ,e se avesse voluto iscriversi a Bari era quasi impossibile. Non ci sono treni che ti permettono di raggiungere le opportune sedi e nessuno di quelli a lunga percorrenza ferma a San Severo. Anni fa era diverso: collegamenti che partivano da San Severo, Frecce che fermavano, che consentivano a molte persone di soggiornare a San Severo soprattutto durante le celebrazioni di una Festa del Soccorso conosciuta in tutto il mondo, intermodalità organizzata verso il Gargano e i Monti Dauni che incrementavano il Turismo religioso e naturalistico del territorio. Insomma c’era movimento e creava benessere per tutti i settori. Nel 1993 girava l’economia , il commercio, lavoravano artigiani e tecnici di elevata professionalità che attiravano gli abitanti dei paesi limitrofi a corredo di circa 58.000 abitanti. Oggi non si ferma quasi alcun treno in una stazione deserta, viabilità disastrosa , servizi inesistenti, nessuna speranza di un aeroporto funzionante nella logica di una mobilità ormai europea e internazionale. Nessuna prospettiva che invoglia i giovani ,dopo gli studi, a ritornare e nessuna luce di speranza che possa fermare la voglia di scappare. Infatti ad oggi la popolazione è regredita a circa 48.000 abitanti di cui molti anziani e tra i rimanti giovani in molti sono residenti ma non domiciliati, altri in Italia ed all’estero se li coccolano e fanno di tutto per trattenerli perché sono arguti, ingegnosi , preparati e apprezzati . Non a caso ricevono riconoscimenti per il loro valore, dando lustro ad una terra che li ha ripudiati perché non è stata data loro alcuna possibilità di vita. Così si regredisce sia sull’economia e sia sulla cultura. Sapete quali giovani tornano a San Severo? Quelli che vanno a fare studi di “comodo” perché hanno “il posto di famiglia” in eredità politica o d’impresa . Sicuramente raggiungeremo nostro figlio in un prossimo futuro, perché questa città in questa situazione di disastro ambientale, politico, di economia , di sicurezza e di lavoro, non mi appartiene più, perché vedo ancora più buio nel prossimo futuro. Mi dispiace molto perché conosco tanta brava gente che si dà un gran da fare con varie iniziative per valorizzare il territorio: associazioni di volontariato, sportive e culturali, donne imprenditrici che propongono idee e fatti concreti, ma che spesso trovano un muro di gomma al di là delle manifestazioni di facciata da parte della politica. Purtroppo questa gente va man mano diminuendo, sperando in un futuro migliore per i propri figli.
RABBIA E LACRIME bastano per SPERARE ?”

Firmato Francesco P.

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