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Referendum 8–9 Giugno 2025: Lavoro e Cittadinanza al Voto

Domenica 8 e Lunedì 9 giugno prossimi i cittadini italiani sono chiamati ad esprimersi su

cinque quesiti referendari sui temi importanti del lavoro e della cittadinanza.

La Conferenza Episcopale Italiana, con il comunicato ufficiale del Consiglio Permanente

riunitosi nei giorni scorsi in riunione straordinaria, ha invitato ad “un attento discernimento” sui

temi in oggetto.

Per compiere questo “attento discernimento” occorre, innanzitutto, essere ben informati

sulle questioni poste dai quesiti del referendum.

Negli ultimi tempi si registra un preoccupante calo di partecipazione alla vita democratica e

alla costruzione del bene comune. Questo appuntamento rappresenta una opportunità per

infrangere questo “silenzio democratico”, vincere la tentazione del disimpegno e dell’apatìa ed

esercitare questa forma di partecipazione diretta alla vita politica del nostro Paese, contribuendo

al cambiamento. Non è più tempo di restare a guardare, ma di fare la nostra parte.

I temi che sono posti all’attenzione dei cittadini chiamati a votare sono temi che riguardano

la vita quotidiana di tanti che passano attraverso i servizi offerti dalle nostre Caritas diocesane e

parrocchiali.

Informarsi significa partire dallo studio e dall’analisi dei dati e non dalla propaganda o da

luoghi comuni. “Solo i popoli informati possono fare scelte libere” è quanto ha detto papa Leone

XIV nella prima udienza al mondo dell’informazione.

Sul tema della cittadinanza occorre dare uno sguardo al Rapporto Immigrazione Caritas-

Migrantes che ci parla di una presenza di oltre 5 milioni di persone straniere che ormai sono parte

del nostro tessuto sociale: vivono stabilmente tra noi, lavorano, pagano le tasse, crescono i figli,

mettono radici. Più di un milione sono minori, molti dei quali nati in Italia. Ma per la legge restano

stranieri, come se la loro appartenenza fosse sospesa. Come comunità cristiana siamo chiamati a

generare un futuro di speranza in cui nessuno si senta invisibile. Oltre a creare una comunità in cui

ci si senta più inclusi e che respiri più sicurezza.

Sul tema del lavoro – molto più complesso, a dire il vero – occorre ricordare che i rapporti

Povertà di Caritas Italiana di questi ultimi anni che ci dicono come, oggi, si è poveri pur lavorando.

La povertà assoluta aumenta, ma la novità è che tra i nuovi poveri ci sono persone che lavorano.

Una su quattro tra coloro che per mangiare si rivolgono alla Caritas ha un’occupazione. In Italia c’è

un problema di salari non dignitosi, occupazione precaria.

I quesiti posti dal referendum mettono in risalto i temi del lavoro come luogo di restituzione

di dignità e di speranza, il lavoro come sostentamento economico personale e per la propria

famiglia, il lavoro come un diritto e il lavoro come posto sicuro. La dinamica del lavoro non può

prescindere da questi elementi che devono essere garantiti a tutte le persone che svolgono

un’attività lavorativa. Il lavoro è una delle prime azioni sociali a cui siamo chiamati a partecipare.

Lo dice la nostra Costituzione all’art. 1. Attraverso l’azione quotidiana e partecipativa del lavoro

contribuisco al miglioramento di un piccolo pezzo di mondo che, insieme a quello degli altri va a

immaginare nuovi modelli e nuove prospettive, con la speranza di poter costruire un mondo

migliore per tutti. Ogni quesito referendario, che si presenta forse nella sua definizione più tecnica,

merita una riflessione approfondita, tenendo conto di questi principi e valutando gli impatti sulle

persone e sulla società nel suo complesso.

In allegato le schede informative sui referendum lavoro e cittadinanza pubblicate dal sito

della rivista dei gesuiti Aggiornamenti sociali.

Un fraterno saluto!

don Andrea Pupilla

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