Cultura

RENZO ARBORE: “ASPETTO AL VARCO LA NUOVA RAI E TORNO SOLO SE MI CHIAMANO”

di GIORGIANA CRISTALLI

“Ci hanno promesso una nuova RAI, un grande rinnovamento. Io li sto aspettando al varco. Attenderò fino a settembre e poi inizierò a dire quello che penso di questa azienda che ho nel cuore da 50 anni”: così RENZO ARBORE, a conclusione di un incontro aperto al pubblico, con molti ragazzi, nello spazio Ex Dogana a Roma. “Ci sono tanti nostalgici e questo è un brutto segno”, esclama il mattatore, sommerso dagli applausi dopo circa due ore tra aneddoti e spezzoni di ‘Quelli della notte’, proiettati su un maxi schermo. Con lui sul palco MAURIZIO FERRINI, compagno di scorribande televisive, e il giornalista ERNESTO ASSANTE. L’incontro, nel segno dell’amarcord, è l’occasione per fare un punto sulla TV. “QUELLI DELLA NOTTE ha rappresentato una vera rivoluzione. Prima di allora, tutti facevano una televisione scritta e recitata. Noi invece – ricorda ARBORE – abbiamo fatto una trasmissione di cazzeggio all’insegna del divertimento puro e dell’incoscienza giovanile. Il nostro era jazz della parola”. Una jam session continua con attori che, come strumenti, avevano ruoli ben definiti, che riassume così: “PAZZAGLIA era il professore saggio capitato in una gabbia di matti, CATALANO era quello che diceva banalità, MARISA LAURITO la classica cugina loquace e pettegola, FERRINI il comunista e NINO FRASSICA uno di quei frati che avevo visto in parrocchia, quelli che andavano in bicicletta, giocavano a calcio e organizzavano giochi”. Un format che gli americani cercarono di importare, ma che non furono in grado di realizzare, abituati, dal DAVID LETTERMAN SHOW in poi, a lavorare solo da copione. Poi rivela: “QUELLI DELLA NOTTE era un grande tributo all’amicizia e finì quando qualche giornale iniziò a scrivere che c’erano invidie e dissapori nel gruppo. Allora decisi di chiuderlo”. Poi arrivò INDIETRO TUTTA, altro programma cult. Di quell’arte di improvvisare, oggi ARBORE vede pochi epigoni come “LILLO E GREG, ELIO E LE STORIE TESE o FICARRA E PICONE”. Ma il problema è, a suo avviso, dietro le quinte dove “noi, Paese della creatività, importiamo solo format dall’estero” e dove non si trovano più bravi autori (eccezion fatta per pochi, tra cui “gli autori di FIORELLO”) ma solo persone “che compilano scalette pensando a che cosa farà fare un punto di share in più”. E così, ragionando solo sugli ascolti, “succede che vengano premiati programmi come CIAO DARWIN. Non voglio essere irrispettoso, ma basta guardarlo per capire che l’AUDITEL ha profondamente torto e non ha niente a che fare con la validità artistica”. Nessuna nostalgia, ma una grande voglia di fare cose nuove traspare dalle parole di ARBORE, sempre in giro per il mondo con L’ORCHESTRA ITALIANA e alle prese con il suo web channel. “Le vostre risate – conclude, rivolgendosi soprattutto ai giovani – sono la conferma che questa non è roba datata, ma sempre verde, come una canzone di DE GREGORI o un film di TOTÒ. Farò ancora qualcosa in TV se qualcuno lo vorrà, ma mi devono chiamare loro – conclude – e non mi pare che lo stiano facendo”.

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