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RICORDI SANSEVERESI ANNESSI E COMPLESSI

di ENZO VERRENGIA

Alla swingingLondon degli anni ’60 corrispondeva la sguincing San Severo, dove tutto si faceva (e si fa) di sguincio, di straforo, di lato. Così ai grandi complessi dell’epoca, i Beatles, i RollingStones, gli Yardbirds, ecc., si affiancavano di lato i migliori complessi di San Severo. Tutto confluiva nel vortice dei suoni sprigionati dalle chitarre elettriche, dalle pianole e dalle batterie. Esibirsi con simili strumenti fruttava successo sociale, acclamazioni pubbliche e conquiste amorose. Tanto che per le prove si aprivano club semiclandestini e semiseri, dove con la scusa di preparare concerti era possibile appartarsi dietro qualche apposito siparietto con materasso sul pavimento…

Questo, però, era il privato dell’epopea dei complessi. Sul piano del costume cittadino, si vide e soprattutto si udì San Severo percorsa da brani ritmici, rumorosi o struggenti. I gruppi locali riproducevano il meglio della hit parade nazionale ed estera in veglioni, matrimoni, recite parrocchiali e feste di ogni genere. Nacquero negli anni ’60 i mitici GABBIANI DEL SUD (nella foto la prima formazione nel parco giochi della Villa Comunale), nel cui organico ruotarono secondo necessità il pianista-organistaVITTORIO BASANESE, i chitarristi TULLIO de MEO, MARIO PISCINO, VINCENZO D’ANZEO, GAETANO PALUMBO e LUCIO PISCINO, il bassista GIOVANNI ANIELLO, il nostro direttore DESIO CRISTALLI alla batteria e i cantanti TONINO RAGO e NANDO MAROLLA. Tutti ricordano e raccontano ancora l’emozionante serata al Ristorante ‘La Botte’ di San Severo con BRUNO MARTINO, che a fine serata si complimentò con la formazione, altre due serate straordinarie alla ‘Torre Saracena’ di Termoli con MIKE BONGIORNO e JIMMI FONTANA, il concerto per la FESTA DELLA MATRICOLA al Teatro Comunale ‘Verdi’ con LARA SAINT PAUL (nome d’arte dell’epoca TANYA) ed un altro importante concerto all’Hotel Milano con l’allora nota cantante NANCY CUOMO. Poi vennero i GAUCHOS, da cui sortì una stella televisiva del presente, LUCA SARDELLA, e I PINGUINI. Seguì l’ondata dei complessi rock, fra i quali primeggiarono gli H2O, il cui tempio si trovava dietro la pretura, nei sotterranei del Ferson Club.

Nel passaggio dagli anni ’60 agli anni ’70, la consuetudine dei gruppi musicali costituì una scuola di vita e di cultura per chi vi prese parte in prima persona. Ritrovarsi tra amici, non significava solo far scoccare le corde delle chitarre elettriche, pigiare sui tasti delle pianole e picchiare sui tamburi delle batterie. Ci si informava sull’evoluzione degli stili, si ascoltavano dischi a 45 e a 33 giri, si parlava di quanto accadeva nel mondo fra i giovani. Dall’altro lato dell’oceano migliaia di coetanei combattevano e morivano nel Vietnam. La musica era un vettore di comunicazione planetaria più veloce di Internet. Oltre a una forma di aggregazione interclassista. Nel complesso non contava l’estrazione familiare di ogni componente bensì il talento, il virtuosismo musicale. Oggi che quel tempo è trascorso, ne rimane la colonna sonora dei ricordi.

 

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