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RIENTRO A SCUOLA: “BISOGNA VACCINARE PRIMA TUTTO IL PERSONALE SCOLASTICO…POI IN PRESENZA AL 100%”.

di Beniamino PASCALE

Intervista al direttore responsabile de La Gazzetta di San Severo, prof. Mario Bocola, sul rientro in classe.

Come valuta, dopo il rientro in classe degli alunni della scuola Primaria e fino alla prima classe della secondaria di primo grado, il rientro di tutti gli studenti di ogni ordine e grado a scuola? Lei era un po’ scettico sul rientro di tutti.

Sono sempre stato scettico sul rientro di tutti gli studenti a scuola quando è ancora in corso una pandemia e non è stata ultimata la campagna vaccinale per tutto il personale scolastico. Il rischio di contagio nelle classi affollate è molto alto perché il virus sta circolando. Poi gli alunni tendono ad assembrarsi, a fare gruppo ed è molto difficile mantenere il distanziamento e far rispettare le regole anticovid. Bisogna continuare con la dad avendo cura di far frequentare le lezioni in presenza soltanto agli alunni DVA ed agli alunni BES certificati. Il rientro al 100% nel primo ciclo d’istruzione è un grossolano errore e certamente lo sconteremo amaramente. Purtroppo nella gestione della pandemia c’è stata molta leggerezza da parte dei vertici nazionali, regionali e locali e si è sempre andati contro il parere di molti virologi, i quali affermavano che le scuole dovevano stare ancora chiuse.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, però, ha dato la possibilità di continuare in Dad o in Ddi la frequenza delle lezioni. La scelta resta ai genitori. Molte le critiche in questa direzione.

La Regione Puglia ed il presidente Emiliano sono andati quasi sempre in controtendenza con le disposizioni che venivano prese dal Governo nazionale. Non avrei mai dato ai genitori con una situazione pandemica in corso la possibilità di scegliere tra la DAD e la DDI, ma di rispettare le direttive impartite a livello nazionale. Demandare tutto alle Regioni è stato un altro madornale errore che ha creato soltanto confusione ed incertezza. La scuola di per sé è un luogo sicuro perché all’interno della scuola vengono praticati tutti i protocolli previsti dalle norme anticovid. Il problema nasce fuori dalla scuola e i genitori hanno il compito di sorvegliare i lori figli invitandoli a non uscire, a non assembrarsi etc. Ma così non è stato. Quindi il virus viene portato dall’esterno all’interno della scuola. Ma ripeto; meglio vaccinare tutti il prima possibile e poi ripartire con la scuola dal prossimo anno scolastico.

In questi dodici mesi, dai pediatri agli psicologi, ci sono state manifestazioni di “necessità” di tornare in aula al più presto, per evitare disagi nell’apprendimento e nella socialità: qual è la sua opinione?

Fare didattica a distanza non è la stessa cosa che farla in presenza perché i ritmi di apprendimento sono diversi, i tempi sono diversi e le modalità sono altrettanto diverse. Ovviamente i pediatri e gli psicologi tengono a cuore il processo evolutivo e di apprendimento degli alunni. La pandemia ha inciso molto sui ritmi di apprendimento e sulla socializzazione. Molti studenti hanno sofferto molto l’assenza dei compagni di classe; spesso dietro lo schermo del PC si leggeva chiaramente questa insofferenza a ritornare presto a scuola, a rivedere gli insegnanti e soprattutto a socializzare. Tuttavia la mia opinione era quella di tutelare dapprima il diritto alla salute perché il covid è altamente infettivo con il diritto all’istruzione. Si è corso un po’ troppo sulla riapertura delle scuole. Ora si parla di monitorare gli apprendimenti con i corsi di recupero. Pensiamo ora a chiudere questo anno scolastico e a tornare in sicurezza davvero il prossimo mese di settembre.

Per lei, quale sarebbe stato il momento migliore per rientrare a scuola a ranghi completi?

Il momento migliore per ritornare alla didattica in presenza al 100% sarebbe quello di permettere la vaccinazione con entrambe le dosi di tutto il personale scolastico e di tutti gli studenti. Se così non fosse continueremmo ad avere casi di contagio in classi e personale docente in quarantena.

Molti scienziati, tra cui la dott.ssa Gandini, in base a chiari studi effettuati e dimostrati, hanno sempre detto che il vero problema del contagio non è nella scuola (ci sono tutti i protocolli attuati) ma fuori (contagio nei mezzi pubblici e soprattutto la sera con assembramenti tra i ragazzi): è così anche per lei?

Certamente. Il contagio non avviene a scuola, bensì viene portato all’interno delle aule scolastiche. Dentro le scuole ci sono tutti i protocolli che vengono rispettati con igienizzazione delle mani e mascherine. Il personale docente può far rispettare le norme anticovid a scuola, ma non fuori dalla scuola. L’osservanza delle regole anti assembramento al di fuori della scuola spetta ai genitori. Il compito del docente si esaurisce con l’uscita degli studenti. Altra cosa che lo Stato e le Regioni non hanno ancora messo in atto, soprattutto per gli studenti degli istituti superiori, è il problema del trasporto pubblico dove non esiste alcuna forma di distanziamento.

Molti genitori si preoccupano, legittimamente, che vengano attuate tutte le misure prescritte per evitare il contagio a scuola. Ma, a volte, qualcuno di quei genitori, non s’interessa di quello che fa il figlio la sera: cosa può dire, in merito?

Ci sono diverse tipologie di genitori: quelli altamente responsabili, quelli mediamente responsabili e quelli non affatto responsabili che, forse, non hanno ancora compreso bene il rischio del contagio e pensano che siamo ritornati alla normalità. Si tratta ovviamente di un deficit di comunicazione tra genitori, di educazione e mancanza delle regole. I genitori devono far capire ai loro figli la gravità della situazione che stiamo attraversando, ma non tutti lo fanno. Questa è la verità. Viviamo, purtroppo, in una società dove vige troppo pressappochismo, troppa leggerezza. Ad intenditor, poche parole.

Nella pandemia, qual è stato, e qual è, il ruolo della scuola e dei docenti?

La scuola ha fatto tanto nella gestione della pandemia. La scuola non è stata mai chiusa completamente. Il lavoro della segreteria amministrativa si è svolto in smart working, mentre quello dei docenti è stato a distanza con gli alunni collegati su meet attraverso pc, tablet e smartphone. Le lezioni non si sono mai interrotte e il filo diretto con gli studenti non si è mai spezzato. Certo fare lezione con la tecnologia è un poco arido perché c’è la freddezza che separa l’alunno e lo schermo. Non c’è quell’empatia e quello scambio dialettico che solo la didattica in presenza può garantire. Purtroppo, con gli studenti a casa, il lavoro dei docenti era monitorato costantemente dai genitori e questo creava qualche tensione. Poi c’è stato anche chi ha asserito (soprattutto nel primo periodo della pandemia) che i docenti “stavano a casa” comodamente seduti. Ma questa è un’altra storia che la lasciamo alle polemiche inutili e fuorvianti.                          

                                                                                          Beniamino PASCALE

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