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RIFLESSIONI DI CULTURA SPORTIVA – UN RADUNO DISERTATO

di VANNI PELUSO CASSESE

Qualche giorno fa mi sono recato presso la palestra dell’Istituto Agrario. Mi sono consentito una piccola immersione nella tecnica del basket. L’occasione mi è stata offerta da un collega napoletano, dei tempi della gioventù, che tramite facebook mi aveva informato che sarebbe stato a San Severo, occupato ad accompagnare, in qualità di responsabile, il gruppo di giocatrici campane impegnate nei raduni delle selezioni nazionali giovanili. La Federazione ha ritenuto di organizzare uno di questi raduni nella nostra città. Ho visto all’opera le giocatrici di belle speranze di Campania, Puglia e Basilicata. Ho visto condurre gli allenamenti dal coach responsabile delle squadre nazionali giovanili. Ed ho avuto modo di poter fare talune osservazioni che mi danno spunto per questo articolo. La prima mi spinge a meditare sul DISINTERESSE MOSTRATO DAGLI ALLENATORI LOCALI E DELLE ZONE LIMITROFE a cogliere l’occasione per un arricchimento delle loro competenze. Ho potuto rilevare, infatti, la presenza di solo un paio tra istruttori e coach. Evidentemente tutti coloro che in territorio dauno ostentano di svolgere l’attività di allenatore di basket, sono tutti già…IMPARATI. Già! Considero la partecipazione ad uno stage, ad un workshop, ad un clinic od anche ad una semplice riunione tra colleghi, il miglior indicatore dell’attendibilità professionale e dell’indispensabile spinta motivazionale al lavoro. Colpa di un’errata od insufficiente comunicazione da parte della Federazione? Di una scarsa visibilità data all’evento da parte della Cestistica che lo ospitava? Di una scarsa divulgazione da parte delle Società di basket nei confronti dei propri affiliati? O solo disinteresse professionale che, in tal caso, squalificherebbe gli addetti ai lavori. Mi aspettavo di trovare sugli spalti allenatori dei settori giovanili, con le loro squadre al completo, cercare di trarre vantaggio da un evento che chi sa quando sarà replicato. Ed invece, spalti vuoti. Questo perché molti allenatori, e lo dico per averne avuto conferma in diverse occasioni, hanno enormi difficoltà a saper estrapolare dalla presentazione di un allenamento, di un esercizio, di una proposta didattica quel piccolo tassello di nuova conoscenza in grado di arricchire il proprio bagaglio di nozioni. Ricordo che anche nei corsi di aggiornamento a carattere internazionale, che seguivo sempre in gran quantità, molti colleghi esprimevano delusione per gli argomenti proposti dai relatori. E’ chiaro che la pallacanestro è quella che gli allenatori già conoscono, altrimenti non potrebbero fare questo lavoro, ma sentire e vedere altri allenare dà l’opportunità di cogliere una sfumatura, di fare una considerazione, di apprezzare un piccolo aspetto del lavoro proposto capace di ampliare la propria cultura. In altre parole da un’esperienza in qualità di discepolo, fatto 100 la quantità di argomenti trattati, il 5% di questi è già più che sufficiente da poter qualificare come nozione nuova, capace di poter arricchire le proprie competenze. Ieri, ad esempio, ho avuto modo di considerare che, anche essendo proposte da un allenatore nazionale, le pur ragguardevoli manovre d’attacco fatte svolgere alle atlete, mancavano di un momento didattico importante, il più importante: il tiro. Infatti, nessuna attenzione veniva rivolta all’enorme numero di tiri sbagliati. Ogni manovra di squadra messa in atto per portare un giocatore ad eseguire un tiro a canestro deve avere come momento culminante l’uso della giusta concentrazione nella sua esecuzione. Altrimenti il tiro diventa una specie di optional in una sorta di scenografia, ancorché presentata con maestria. Ed il tiro non è un optional, perché il basket ha come finalità quella di mettere la palla nel cesto!

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