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RIFLESSIONI DOLOROSE

di DESIO CRISTALLI

Ci stiamo abituando ad assorbire notizie sociali sconvolgenti a catena! Ma prima di parlare di queste cose amare, soffermiamoci a fare il dovere.
La sera dello scorso 4 febbraio è arrivata dalla principale Diocesi della vicina provincia BAT la notizia della morte di MONS. CARMELO CASSATI, nostro amato Vescovo dal 1985 al 1990. Il suo infinito amore per la nostra Città, la nostra Diocesi e la nostra gente rimarrà scolpito nella storia di questa terra. Chiunque abbia un minimo di memoria storica di casa nostra dovrebbe ricordare l’episodio più grave e toccante della sua parentesi pastorale tra noi: la tragedia della Stazione ferroviaria del 3 aprile 1989. Tra le macerie della nostra Stazione MONS. CASSATI si trattenne a lungo per benedire, portare conforto ai parenti delle vittime, ridare coraggio per andare avanti alla ‘sua’ Città ferita. Un abito talare nero, con i bottoni color rubino e la catena col crocifisso sul petto, semi-imbiancato dalla polvere sollevata a valanga dal treno impazzito che distrusse la Stazione. Questa l’immagine fissata nella memoria di quanti hanno amato ancora di più il Pastore che correva dove il suo gregge aveva più bisogno di Lui, un gregge al quale su quello stesso piazzale ha rivolto elevate parole cristiane per ricordare le vittime in una Messa organizzata dalla Diocesi e dal Comune, guidato allora da un Sindaco trentenne, MICHELE SANTARELLI, un Socialista (tuttora coerente!) che affiancò il Presule con una presenza costante tra la gente per ricevere con dignità autorità venute a rendere omaggio ad una delle nostre più immani tragedie.
Ma mentre MONS. CASSATI saliva alla Casa del Padre e ci lasciava il suo monito umano e cristiano per una vita collettiva migliore, in Città veniva perpetrato l’ennesimo spregevole omicidio di questo triste periodo. Veniva assassinato brutalmente GIUSEPPE ATTANASIO, una figura che richiama alla mente popolare la tragedia di STELLA COSTA, la bambina di 12 anni che nel 2002 perse la vita colpita da un proiettile vagante tra quelli sparati per una delle tante, troppe vendette che sono ormai cronaca ordinaria di questa terra. Un altro atroce dolore sociale che riaddita ancora una volta, ossessivamente, il nome di questa Città nella cronaca più nera possibile. Siamo onestamente stanchi di chiedere da decenni ad uno Stato, insensibile al grido di dolore delle sue popolazioni, altre Forze dell’Ordine per reprimere (visti gli inutili tentativi di prevenire fatti nel tempo!) una ferocia bieca ed inumana che insanguina senza sosta e senza pietà le nostre contrade. Chi le amministra, purtroppo, non ha il coraggio di fare l’unica cosa che ormai la gente apprezzerebbe e che costringerebbe lo Stato ed i suoi (meritevoli ed immeritevoli…) rappresentanti di vertice a trarne le conseguenze e a fare – finalmente!!! — il proprio dovere.

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