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Riflessioni sulla Shoah: la lettera aperta di un liceale di San Severo

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta che un nostro giovane concittadino di sedici anni vuole condividere con la comunità tutta, nel giorno in cui si ricordano le vittime dell’Olocausto nei lager nazisti, a sottolineare il valore sociale dell’educazione alla memoria della Shoah nelle scuole come avamposto formativo contro tutte le forme di odio:

“È difficile immaginare un ragazzo della mia età che viene costretto a rinunciare alla propria libertà, a rinunciare ai propri genitori, a quello che la vita di più bello ha da offrire.

Tutto viene sacrificato senza una vera ragione, senza scontare una reale colpa: cosa hanno fatto i bambini ebrei per meritare di finire in un campo di concentramento? Niente.

E che colpa invece avevano i loro genitori? Nessuna. I loro nonni, zii, parenti vicini e lontani, amici e nemici? La risposta è sempre la stessa. È difficile pensare che ci sia stato davvero l’Olocausto.

Eppure è successo e nemmeno tanto tempo fa. Esseri umani ridotti a semplici numeri, uomini, donne, giovani, anziani e bambini torturati in ogni modo in maniera tremenda. Io non riesco minimamente ad immaginare tutto questo, non mi capacito di come sia possibile lasciare un giorno qualsiasi la mia casa, la mia città, il mio quotidiano, per andare a soffrire, per andare a morire! Ma qual era lo scopo di quegli esseri ignobili, senza pudore, senza cuore, senza un briciolo di pietà? Come si può solamente pensare di trattare in quella maniera degli esseri umani? Che colpa avevano?

È una domanda alla quale cerco di rispondere da diverso tempo, ma purtroppo ancora non trovo una risposta. Ricordare è certamente importante, bisogna farlo.

Ma chi restituirà la vita a quelle milioni di vittime innocenti? Chi ridarà ai bambini la possibilità di fare centinaia di domande sui perché della vita? Chi ridarà ai papà e alle mamme la gioia del focolare domestico?

Ahimè nessuno. Vorrei poter prestare i miei occhi a quei ragazzi e bambini che hanno perso la vita nei campi di concentramento per far vedere loro le bellezze di questo mondo. Cosa farebbero tutti i bambini vittime dell’Olocausto se venisse data loro una nuova vita? Sono certo che la vivrebbero nella pienezza assoluta, ringraziando quotidianamente il Signore per quanta bellezza e quanta grandezza ci dona. La vivrebbero nei piccoli gesti, nella più totale semplicità, nella gioia di un giocattolo, nella tenerezza di un bacio materno, nell’amore e nella dedizione più totale. L’impegno di questa giornata, nella quale nel 1945 le truppe dell’Armata Rossa, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, è proprio quello di invitarci a riflettere, ricordare ma soprattutto, aggiungerei, agire! In che modo? Prendendo le distanze da ogni tipo di discriminazione e accettare la vita per come il Signore ce l’ha donata. Diversità di sesso, di razza, di religione o di ideologia non dovrebbero mai più essere occasione di odio e di scontro, bensì di comprensione e confronto per una crescita complessiva ed individuale delle molteplici sfaccettature della complessa personalità umana.

  • Massimiliano Patano”

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