CulturaPrima pagina

Rubrica “Tèrrà mìjë” presenta San Màrtìnë ú bbonvénùtë

L’undici di novembre è il giorno in cui si celebra la festa di San Martino, santo che si presta a tante credenze, riti e significati per noi sanseveresi… e non.

Chi di noi non hai mai sentito: “A’ Sàndë Martìnë ognë mùstë cë fà a vìnë”, oppure “L’èstétë dë Sàndë Martinë”, o entrando ancora di più nella tradizione, “San Martinë ù bbònvénùtë, jé ù padrònë di chèrnùtë!”.

Per il primo proverbio la spiegazione non è difficile da trovare e si rifà ad una vecchia credenza della cultura contadina che crede che a San Martino il mosto abbia terminato la fase di fermentazione, si possa svinare e consumare. La ricorrenza è legata anche alla “Festa del Ringraziamento” al termine della stagione agricola. In molte località la festa di San Martino – protettore della vite e patrono dei viticoltori, dei vendemmiatori e dei sommelier – è caratterizzata da sagre, fiere, convegni sul vino, incontri conviviali, spettacoli, canti popolari, degustazioni abbinate a prodotti tipici, pranzi con i vignaioli, passeggiate tra i filari dei vigneti. Anche a San Severo la festa di San Martino ricopre un ruolo importante, con eventi che si snodano per tutta la città tra rassegne culturali, degustazioni e spettacoli dal vivo.

Per il secondo detto, la storia viene da più lontano, infatti San Martino ha origini ungheresi, e si narra che mentre usciva a cavallo dalla città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero, mezzo nudo e tremante per il freddo.

Martino si impietosì, sguainò la spada, tagliò in due il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero, che solo in seguito si scopri fosse Gesù.

Al gesto del generoso del cavaliere, seguì immediatamente un cambiamento atmosferico e il sole si mise a scaldare come in estate. Il clima tornò tiepido e diede luogo alla cosiddetta “Estate di San Martino” che, da allora, si ripete ogni anno.

Per il terzo proverbio invece si allude di a qualcosa di poco chiaro e non si vorrebbe mai essere il protetto! Infatti si narra che una notte, un marito non riusciva ad alleviare i dolori lancinanti che avevano colpito la propria moglie.

Fu solo grazie all’intervento di San Martino che la moglie smise di soffire.

L’unica condizione che San Martino chiese, fu di rimanere da solo nella stanza dove era la moglie, e di far aspettare fuori il marito.. mò sàccjë còmë fànnë i malélinguë a  pènzà mmàlaméndë!

Totò Rinaldi

RUBINO20x20_postpubblicitario-02

Altri articoli

Back to top button