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SAN SEVERO ACCOGLIENTE, GENEROSA E MULTIETNICA

di MICHELE MONACO

FRANCESCO DE AMBROSIO, nato a San Severo nel 1825 e deceduto nel 1910, sostituto Procuratore Generale nella città di Aquila e Consigliere di Corte d’Appello a Potenza, cultore di storia municipale. Nel suo libro “LE MEMORIE STORICHE DELLA CITTÀ DI SAN SEVERO, pubblicato a Napoli nel 1875, scrive che la chiesa di S. ONOFRIO, risalente al secolo XV e collocata in “LARGO DEL MERCATO” (Piazza Carmine-Aldo Moro), aveva la funzione di accogliere e assistere dei forestieri-viandanti in collaborazione con l’ospedale cittadino che allora era allocato presso i locali della chiesa di S. Antonio Abate. Qui cogliamo una testimonianza della capacità della nostra comunità di essere aperta all’accoglienza e all’assistenza verso i bisognosi o semplicemente pellegrini che passavano dalle nostre parti per raggiungere i santuari e monasteri del Gargano. Tornando alla Chiesa di S. Onofrio, il Procuratore DE AMBROSIO conclude scrivendo che…” la chiesetta fu soppressa nel 1778 da monsignor FARAO, essendone le rendite assorbite dalla parrocchia di San Nicola”. Dei locali di quella chiesa, ormai sconsacrata, successivamente se ne fecero vari usi. Nel secolo scorso fu sede provvisoria di scuola media (nel secondo dopoguerra), sede di distribuzione degli aiuti delle ACLI e infine sala congressi per privati. Un altro momento storico che ci dà l’idea di una San Severo multietnica si colloca addirittura nel medio evo, quando FEDERICO II insediò nelle nostre campagne una massiccia colonia arabo-musulmana. Uno dei principali motivi per cui l’imperatore svevo concentrò i Saraceni a Lucera fu il desiderio di ripopolare di lavoratori quella zona devastata da Longobardi, Bizantini, Franchi e Normanni. Le terre del regio demanio vennero assegnate ai coloni arabi. Un mercante saraceno, ULMEN ZAMARRAM, che con la sua famiglia possedeva dei terreni tra Lucera e San Severo e, insieme ad altri saraceni, vendeva i propri prodotti agricoli presso i mercati sanseveresi. La contrada “Zamarra”, situata nella zona meridionale di San Severo, ha rappresentato, per diverse ragioni socio-economiche, uno dei luoghi più citati nell’immaginario collettivo dei sanseveresi. Il toponimo ZAMARRA deriva proprio da ULMEN ZAMARRAM. Con l’integrazione dei Saraceni, il nostro territorio e la Capitanata hanno praticato – secoli fa – la convivenza multietnica, il dialogo interreligioso e multiculturale.

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