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SAN SEVERO, ADDIO!

In un editoriale di qualche anno fa, il nostro Direttore scriveva letteralmente quanto segue: <<…i Sanseveresi sono quelli che più di tutti gli altri abitanti della Capitanata scappano via e vanno a vivere altrove. San Severo detiene il record degli emigrati di nuova generazione, come documentato dalla Fondazione Migrantes. Questi i numeri per noi socialmente impietosi. San Severo è al primo posto con 4.398 emigrati, pari all’8,2% della popolazione che hanno scelto di andarsene al nord o all’estero>>. Da quell’editoriale ad oggi, nulla è cambiato! Anzi, c’è stato un peggioramento. All’indomani dell’inizio del 2022, nei pressi della stazione ferroviaria di San Severo, sostavano dei giovani che ripartivano dopo alcuni giorni trascorsi nella famiglie d’origine. Uno di loro ha voluto ricordare amaramente che – dal 2008 ad oggi – hanno abbandonato la Puglia 20.000 giovani under 30 e che l’emigrazione giovanile rischia di portare a una desertificazione sociale di questa regione e di questa città. Per invertire questa tendenza – sosteneva quel giovane emigrante – ci vogliono investimenti pubblici, trasparenza nelle iniziative di sostegno all’occupazione giovanile e di farla finita con la precarizzazione. E parliamo di tutti i mestieri possibili, non soltanto i cervelli in fuga, i ricercatori, gli universitari, ma anche i pizzaioli, i camerieri, i baristi, le babysitter, ecc. .Molti miei amici non si riconoscono più in questa città, non riconoscono più la propria terra anche se molti di loro pensano a San Severo ma non ci vogliono tornare perché constatano che le regole di trasparenza dei concorsi nelle pubbliche amministrazioni spesso vengono violate o rese opache e poi vedono sistematicamente nelle graduatorie i cognomi dei politici locali i quali continuano a perpetuare delle piccole dinastie avvalorando così la tesi del sociologo EDWARD C. BANFIELD il quale – alla fine di una ricerca condotta nel Mezzogiorno d’Italia negli anni ’50 – giunse alla conclusione che vi era una tendenza tipica della cultura meridionale e mediterranea secondo la quale gli individui di una comunità, appartenenti a tale cultura, cercano di massimizzare solamente i vantaggi materiali e immediati del proprio nucleo familiare. Per questo, BANFIELD coniò il termine “FAMILISMO AMORALE”. Un sistema dove ognuno agisce nella sfera sociale cercando di massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare, giustificandosi con il fatto che tutti gli altri si comportino allo stesso modo. Ma siamo andati oltre: siamo giunti al punto che il giornalista MASSIMO CINGOLANI ha affiancato al <<familismo>>un termine di nuovo conio: il <<CERCHIO MAGICO>>. Che non è il cerchio magico dei cavalieri della tavola rotonda di ARTÙ e LANCILLOTTO. Una domanda: quanto è radicato nella nostra città il “familismo amorale”? Chi lo ha praticato, lo pratica ancora? Oppure lo pratica all’interno di un più raffinato <<cerchio magico-familistico-istituzionale >>? E’ molto importante approfondire questo aspetto. Non fosse altro per capire quanti possono avere, in questa città, L’AUTORITÀ, L’AUTOREVOLEZZA E LA CREDIBILITÀ per discettare di educazione alla legalità, di regole da osservare e via via, predicando bene e…razzolando male. Molto male!

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