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SAN SEVERO: AGESCI, ci risiamo di nuovo “Mi chiedo dove sono i vari responsabili dalla Zona alla Regione?”

Riceviamo e pubblichiamo la lettere di un capo Scout:

“Ci sono comunità nell’universo Agesci o parte di esse che amano giocare al gioco della margherita ( m’ama – non m’ama) a discapito dell’educazione dei ragazzi. Riflettendo il giochino nel farli

 

partecipare oppure no all’evento più importante di un intero anno, il campo estivo. Un atteggiamento sempre arbitrario, spesso giustificato da una assoluta banalità’ e totale estraneità ai dettami dello scoutismo.

Da molto tempo che non  sentivo o leggevo notizie che un ragazzo era stato rifiutato dai suoi Capi Scout. Qualche giorno fa leggevo on Line la Gazzetta di San Severo la mia attenzione e’ caduta su un articolo,  di un ragazzo che era stato rifiutato nel partecipare ad un campo estivo dai suoi Capi Scout ( tra l’altro neanche dallo stesso capo rover ma da una figura totalmente estranea alla sua formazione ) poiché precedentemente era stato impegnato prima con la scuola e dopo dal lavoro. Non pare un cosa normale che un associazione di stampo cattolico e di educazione scout ( come l’Agesci ) possa aver fatto una cosa simile. Senza tener conto che il ragazzo che è’  in profumo di partenza gli sia stato negato il diritto di svolgere  il suo servizio, sopratutto durante un campo estivo. Eppure qualcuno mi ha raccontato che lo stesso capo in questione aveva insistito durante il Centenario Agesci in Valle Fiorita nel far precisare un ragazzo ( logicamente privo della forma più elementare di formazione Capi ) come aiuto Capo all’interno di un reparto, laddove l’unica attività che svolgeva era quella di vibrare un bastone ( ricordando Mose nella spartizione delle acque d’Egitto ) per esercitare la sua azione di comando. In quella occasione l’intera comunità capi o la maggioranza non diceva nulla. Anzi…

Eppure se non sbaglio durante le numerose riunioni di Zona ( appuntamenti per capi o per quanto tali ) come quelli di regione hanno sistematicamente gonfiato le tasche dei partecipanti, almeno a quelli che me l’hanno detto  visto che sono stati onesti nel dirlo,con il tormentone “Ask the Boy”. Proprio perché il Capo deve mettersi in ascolto ovvero deve saper ascoltare il ragazzo. Altrimenti non ha senso fare scoutismo. Fare il Capo Agesci, e’ una missione nella sua vita, come in quella del ragazzo. No,  essere un escamotage del week and per vincere la noia della vita e della solitudine, indossando il  Gilwell ( noto fazzolettone dei capi di color nocciola) per immergersi nel delirio di onnipotenza associativa, denunciando solamente un evidente disagio sociale  con carenza comunicativa. Essere capi significa sacrificio, devozione, abnegazione e sopratutto amore. Non è’ chiacchierare su tutto e su tutti perché si ci crede   perfetti solo perche’ facciamo la comunione ogni domenica ad esempio. Non è mandare al diavolo il ragazzo durante il campo estivo, perché  dobbiamo fumarci la sigaretta nella classica tenda verde. Non è fare  nonnismo a danno del ragazzo nel farlo lavare le pentole e stoviglie alle 2 di notte, perche’ qualche minuto prima ha vegliato la voglia di comando.

È gioco e voglia di avventura. Voglia di viaggiare. Non solo dogmaticamente ma anche spiritualmente.

Mi chiedo dove sono i vari responsabili dalla Zona alla Regione? Cosa fanno in questi casi? Eppure non è la prima volta che capita. Possibile non abbiano sentito cose simili? Sopratutto quando simili atteggiamenti sono all’ordine del giorno in un determinato gruppo ovvero è’ una prassi ormai consolidata da determinati capi o presunti. Dove sono i capi gruppo i primi e veri responsabili di questa carneficina di ragazzi, forse perché afflitti dalla sindrome di Peter Pan?  I capi degli altri reparti dove sono? Cosa fanno?. Forse impegnati a trovare “l’isola che non c’e'” ? Oppure impegnati nel rivangare i loro jurassici tempi? Forse impegnati nello scambio delle figurine dei calciatori?

Credo che all’interno della comunita’ capi non deve prendere il sopravvento gli interessi personali o economici tra capi o tra capi e alcuni genitori per far  “quadrato” attorno a capi che in questo momento dovrebbero prendere la decisione di un periodo sabbatico. Perché allo stato e come stanno le cose  risultano essere il solo motivo di diserzione di ragazzi nei confronti dell’Associazione.

Anche qui apro un parentesi essere dei rappresentati di Gruppo e a seguire, non è solo stare al centro dell’attenzione delle istituzioni o delle riunioni con i classici sorrisi sornioni tipo John Wayne: ” ehi gringo io sono qui…”   Non devono girare la testa dove li conviene e dove non li conviene fanno finta di non vedere. Devono reagire e prendere le proprie responsabilità; le vere responsabilità e non quelle di circostanza.

Ho la sensazione che queste figure che si fanno passare per capi hanno il potere delle sirene di Ulisse, ovvero quello di ammagliare i malcapitati. Altrimenti a quest’ora dovrebbe essere fuori dalla porta nello stesso modus operanti attuato da loro. Sono figure negative e deleterie poiche’ l’unica cosa che fanno non è’ educare ma affibbiare nomignoli a tutti fino ad arrivare all’insulto: ” quello è’ mongoloide – quel l’altro e’ un ladro- quello è ritardato – quella è’ una poca di buono – QUELLA È’ CICCIONA”.

Come ripeto tutti i responsabili devono rompere questo “muro di gomma”  e muoversi con la propria testa e non come personaggi descritti nel romanzo di Orwell 1984 dove se uno la pensa in una maniera  tutti gli altri a seguire. Se il capo gruppo non procede deve essere un capo della comunità o della  zona prendersi le sue responsabilità per il bene del ragazzo. Ask the Boy.

Mi auguro o ci auguriamo che il capo o i capi che hanno avuto la genialità di non far partecipare il ragazzo al Campo Estivo, qualcuno mi ha riferito per una questione di costi laddove parte delle cibarie vengono rifornite a titolo gratuito dalla stessa Caritas, si assumano le loro responsabilità e si congedano un periodo sabbatico dall’associazione. Mi auguro che non arrivano alla patetica teatralità, del teatro napoletano, di rimettere il mandato durante la riunione dei genitori organizzata ad hoc, sicuri che il fenomeno rientri  poiché ci sono genitori che hanno un rapporto di clientela con lo stesso Capo o che lo stesso sia un cliente ( ad esempio assicurativo ) con uno dei genitori, che in tempi di crisi si tenga stretta la propria clientela. Con l’auspicio che consapevoli dell’errore fatto ne facciano esperienza e con coraggio e serenità del buon Capo Scout rimettano il mandato non solo di carica ma associativo ritirandosi per il giusto tempo per riflettere. Poi, si può sempre trovare alternative per ingannare il tempo durante i week and.

A proposito tutto questo e’ successo nella mia città di San Severo in un associazione più vecchia delle altre.”

 

LETTERA FIRMATA

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