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San Severo: autismo, incomprensione e solitudine: lettera di una madre

di Rosaria d’Errico

” Questo è un post difficile da scrivere, forse quello più difficile in assoluto. Nasce da un dolore e dall’urgenza di mettergli fine.
Che l’autismo genera solitudine ve l’ho detto e ridetto. Che gli autistici troppo spesso non hanno amici e che i genitori altrettanto spesso finiscono per perdere i propri anche. Quello di cui forse non avevo ancora scritto è l’immensità della sofferenza che a questa solitudine si accompagna.
Vedere un ragazzo di vent’anni passeggiare in lungo e in largo in casa perchè non ha nulla da fare, poco che gli interessi, un cellulare silenzioso e un suono di citofono inesistente squarcia l’anima.
Assistere al passare dei giorni senza che nulla cambi, senza che agli occhi di qualcuno diventi visibile, senza che si aprano brecce in quell’alto muro dell’indifferenza generale frastorna e annichilisce.
Escogitare ogni giorno attività e passatempi per permettere di far apparire meno inconsistente la scansione dei minuti è avvilente per chi pensa e per chi subisce una sequenza di giornate organizzate, senza poter liberamente scegliere alternative.
Vent’anni e dintorni dovrebbero essere gli anni da ricordare, quelli migliori, da imprimere in memoria e raccontare da adulti.
Mio figlio non avrà nulla da raccontare e forse nessuno che gli farà domande.
Ma devo provarci, ancora e sempre, non posso restare a braccia conserte e confidare nella benevolenza del destino, che fino ad ora ha lesinato abbastanza.
Ho bisogno di voi, per lo meno di chi è geograficamente vicino.
Cerco “amici” che abbiano voglia di imparare a conoscerci, a condividere momenti, a trascorrere giornate scoprendo il desiderio e la profondità dei nostri sorrisi.
Cerco ragazzi che abbiano voglia di aprire varchi in questa parete di solitudine, che abbiano il piacere di scoprire quanto affetto, quanta simpatia e quanta sensibilità si nascondano dietro questa parola apparentemente così buia e misteriosa:
“autismo”.
Cerco ragazzi coraggiosi, ma non perchè si debbano superare difficoltà o pericoli, ma perchè si deve andare oltre il conformismo, la regola, la “normalità”. Perchè si deve osare nel guardare oltre, nell’attraversare l’autismo, nell’oltrepassare la differenza, per ritrovare l’uguaglianza delle emozioni, dei sentimenti, delle paure, del desiderio di stare insieme.
Cerco “chiunque” abbia da proporre attività manuali, recitative, canore o di intrattenimento per smorzare il piattume del quotidiano.
Senza compassione, senza tenerezza. Semplicemente chiedendosi cosa sarebbe ognuno di noi senza qualcuno con cui condividere i propri momenti.
Perchè tutti hanno bisogno di amici, anche gli autistici”. Queste le parole toccanti e profonde, piene di sofferenza, dolore e solitudine, ma anche di tanta speranza, di Luisa Sordillo, mamma di Simone, diagnosticato autistico tardivamente, a sette anni.
Simone ha vent’anni, vive a San Severo con la sua famiglia ed è definito da tutti socievole, simpatico e dolce, eppure è solo: senza amici.

“Tutti dicono di amarlo, ma nessuno riesce a dimostrarlo seriamente– continua così mamma Luisa sulla sua pagina facebook-.
“Non è mai stato invitato a feste di compleanno di compagni di scuola e le poche persone che mi hanno affiancato nel fargli compagnia sono state a pagamento. Una tristezza infinita. Finito il rapporto di lavoro non le ho viste più e dunque la paura dell’abbandono in mio figlio è forte. Abitiamo a San Severo (Fg). Ho cercato di inserirlo nello sport, ma puntualmente non veniva accettato nei giochi di gruppo, spudoratamente ed esclusivamente agonistici. Ho trovato un personal trainer in gamba che gli permette, in lezioni singole, di spendere una piccola parte della strabordante energia che è costretto a soffocare. Uno dei tratti autistici che più lo segna è l’incapacità di organizzare e gestire da solo il suo tempo libero, per cui o trascorre intere giornate al più ascoltando musica (che adora) o finisce per restare seduto al buio e immobile anche per ore. Chiaramente sono quasi sempre “costretta” a rinunciare alla mia libertà e ai miei interessi per dedicargli attenzioni e tempo, inventando attività e passatempi. Sarebbe bello ogni tanto sentire il suo cellulare squillare o il citofono suonare. Invece tutto tace, da anni. E lui si richiude sempre più in sé stesso, anche se si pensa che questa chiusura sia dell’autismo” – queste le riflessioni di mamma Luisa.-

La redazione de La Gazzetta si unisce all’accorato appello di mamma Luisa sperando di esserle utile in questa “ricerca d’amicizia”, supportando qualsivoglia iniziativa per spazzare via la SOLITUDINE dalla vita di Simone e della sua famiglia.

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