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San Severo: BRACCIANTI AGRICOLI DELLA “ZONA PIP” CONTRO IL COMUNE. ASCOLTATECI!

A nulla sono valsi ricorsi e consulenze varie...

Abbiamo già trattato il 31 dicembre 2021 l’argomento sul LUNGO CONTENZIOSO TRA IL COMUNE E I BRACCIANTI AGRICOLI DELLA “ZONA PIP”. A scriverci anche in questa occasione è il sig. Pappadopolo, insieme ad alcuni  agricoltori sanseveresi, i quali lamentano la sordità di chi dovrebbe accogliere le istanze, fornire adeguate risposte e promuovere incontri volti a trovare una soluzione alla spinosa questione.

“COSA BISOGNA FARE PER ESSERE ASCOLTATO DAGLI AMMINISTRATORI COMUNALI E DAL SINDACO?

BISOGNA, FORSE, INCATENARSI DAVANTI AL PALAZZO CELESTINI O FARE LO SCIOPERO DELLA FAME?

Sono Stefano Pappadopolo e sono di nuovo alla ribalta per protestare ancora una volta per il contenzioso con il Comune di San Severo inerente alla spinosa questione della ZONA PIP.

Stavolta unisco alla mia voce anche quelle di tutti gli agricoltori che, come me, sono in possesso di appezzamenti di terreno nella famigerata zona PIP, che viene considerata zona industriale, ma realmente rimane agricola a tutti gli effetti dove sorge ogni sorta di coltivazione.

Per chi non conoscesse il problema, in sintesi voglio esporlo, sostenendo che noi agricoltori, siamo costretti a pagare somme esorbitanti di tasse (2200 euro per ettaro) per l’IMU su terre coltivate ubicate oltre 4 chilometri dal centro urbano.

La zona, dove quei terreni sono ubicati, è sprovvista da sempre di impianti elettrici ed idrici e si trova nelle vicinanze della zona industriale dove vi sono dei capannoni artigianali ormai abbandonati per via della crisi. Inoltre le stesse terre né si possono vendere, in quanto nessuno li comprerebbe, né si potrebbero cedere all’Amministrazione comunale che non è interessata ad un’eventuale cessione; insomma per farla breve, noi siamo chiusi in un vortice senza una via d’uscita.

Tra i proprietari ci sono contadini abbastanza anziani, fruitori di una pensione minima, che sono costretti a lavorare ancora la terra per far fronte ai succitati onerosi fardelli, altri, invece, che come me, vi lavorano senza guadagnarci abbastanza per poi dover pagare tali ingenti tributi. Ci tengo, anche, a precisare che nessuno di noi ha mai fruito di benefici che lo Stato generalmente eroga per i cittadini indigenti (reddito di cittadinanza o altri assegni o bonus).

Con l’inizio del nuovo anno, come è capitato nel passato, pioveranno altri nuovi e pesanti bollettini da pagare (IMU 2022) con i relativi ricorsi, che costituiranno altri grattacapi per noi contribuenti e che andranno ad appesantire una situazione davvero ingestibile su ogni fronte.

A nulla sono valsi ricorsi e consulenze varie, se non a gravare ulteriormente, con i loro compensi, sui portafogli  di ogni singola famiglia coinvolta, anche perché i giudici, con le loro sentenze, sembrano essere schierati a favore del Comune.

Infine vogliamo, una volta per tutte, destare l’interesse dell’opinione pubblica, nonché la coscienza di chi ci dovrebbe ascoltare, che, invece, non pone l’orecchio dalla nostra parte; esigiamo, cioè, la riconversione dei succitati terreni da zona notoriamente industriale a zona agricola (almeno fino a quando i terreni non vengono diversamente utilizzati), in modo da abbassare notevolmente l’IMU. Tale declassamento può essere effettuato, visto che una simile riconversione è stata già fatta in altri Comuni ( Comune di Chieti, in Abruzzo).

Speriamo vivamente che questa odissea giudiziaria e burocratica possa avere un lieto fine.”

Stefano Pappadopolo e gli agricoltori della Zona PIP         

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