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San Severo: CASIGLIO, LA PASSIONE DI UNO SCRITTORE

FRANCO MARASCA, giornalista, scomparso nel 2001 (nativo di Troia), FONDATORE DELLE EDIZIONI DEL ROSONE, stimato docente del Liceo Classico ‘Bonghi’ di Lucera, intitolò un suo articolo dopo la morte del prof. CASIGLIO con queste parole: <<Si è spento un faro>>. Nel suo pezzo commemorativo rivelò che CASIGLIO aveva una rubrica giornalistica (su un giornale intitolato “IL PROVINCIALE”) che firmava con lo pseudonimo di QUEVEDO.  Si firmava con il nome di FRANCISCO DE QUEVEDO, scrittore e uomo politico spagnolo del Seicento, perché trovava delle analogie tra le vicende di quel tempo e quelle del suo tempo, degli anni ’80 e ‘90. Del resto nel romanzo <<La strada Francesca>> troviamo numerose analogie di CASIGLIO tra il Seicento e il Novecento. Continuando a commemorare il Centenario della nascita del prof. CASIGLIO, emerge oggi la curiosità da parte di alcuni Lettori di conoscere quali fossero gli scrittori preferiti del prestigioso scrittore sanseverese. Il Preside – in un’intervista di tanti anni fa – non fu reticente, fece subito dei nomi ma legandoli a determinate loro opere. Disse che preferiva PRIMO LEVI di “Se questo è un uomo” e de “La tregua”, SCIASCIA ne “Il giorno della civetta” e “Gli zii della Sicilia”; SILONE ne “L’avventura di un povero cristiano” e GADDA nelle “Novelle del Ducato in fiamme”. Elegantemente si rifiutò di citare nomi di autori a lui non graditi poiché la riteneva “un’operazione incivile e fastidiosa”. Tale eleganza non sfuggì ad un grande critico della Letteratura come GENO PAMPALONI, il quale recensì la prima significativa opera di CASIGLIO. Mi riferisco al romanzo “IL CONSERVATORE” (editore Vallecchi) pubblicato nel 1972. PAMPALONI ne parla in termini entusiastici quando sottolinea il doppio registro narrativo usato nel romanzo. IL CONSERVATORE è la parabola di un intellettuale fatalista, un borghese prudente, un misto di rassegnazione e di rimpianto per la sua resa di fronte ad una società popolata da furbi e arrivisti. Una storia che si snoda nella San Severo del primo mezzo secolo del Novecento anche se l’autore non la nominerà mai e la mimetizzerà in una delle tante cittadine del Mezzogiorno. Vi sono pagine bellissime come quando descrive il Monastero delle Benedettine a pag.115. Con questo metodo narrativo CASIGLIO mette in campo, all’età di cinquant’anni compiuti, il suo primo romanzo. Sembrava che volesse terminare così la sua produzione letteraria e invece seguiranno altri tre grandi capolavori. Una quaterna di romanzi, una produzione di alta classe letteraria che si concluderà con “LA DAMA FORESTIERA” dove lo scrittore sottolineerà il contrasto insanabile tra la coscienza morale e le cosiddette “ragioni di stato”. <<Il bene è nelle intenzioni, dice il Principe De Sangro, ma nella vita associata le intenzioni non bastano, si ricercano i fatti>>. Appunto, si ricercano i fatti. Soprattutto oggi. Questa è la lezione viva del prof. CASIGLIO che vogliamo segnalare alle giovani generazioni. Ciò eviterà di relegarlo in un busto bronzeo o in una panchina, seppur letteraria.

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