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SAN SEVERO: FONDAZIONE TEATRO G. VERDI? UNA IMPRESA OGGI IMPOSSIBILE!

L'Editoriale di DESIO CRISTALLI

Nell’ultimo Consiglio Comunale, in sede di discussione delle linee programmatiche di mandato dell’attuale Amministrazione (accapo in ritardo di un paio di mesi sulla normale tabella di marcia!) è emerso il discorso su una possibile <<FONDAZIONE TEATRO GIUSEPPE VERDI>>. Abbiamo percepito paragoni con il Teatro alla Scala, col San Carlo, col Petruzzelli…da far venire i brividi solo a sentir fare paragoni di questo genere. Non che nella vita non si debba puntare in alto e non si debbano tentare vie nuove e magari anche difficili, ma a tutto c’è un limite! La storia teatrale di questa Città, dal secondo dopoguerra ad oggi, presenta due cicli molto diversi tra loro: uno gestito da impresari privati che hanno lasciato una traccia molto profonda di capacità gestionali artistiche al di sopra della media ed un ciclo pubblico in quest’ultimo mezzo secolo che non sempre ha tenuto alto il nome del nostro ‘Verdi’ per le naturali difficoltà di ordine pratico e, soprattutto, di ordine finanziario. Una osmosi pubblico-privato qui, secondo chi scrive, è quasi impossibile per come sono fatti i privati e le pubbliche amministrazioni meridionali (salvo che, appunto, non si faccia riferimento a teatri di tradizione e/o che hanno alle spalle un blasone internazionale). Qui il privato difficilmente accetta briglie pubbliche coi suoi soldi e le sue donazioni e nessuna pubblica amministrazione accetta briglie private…a motivo di condizionamenti di ordine politico. Va poi detto che pubblico e privato, con una Fondazione degna di questo nome, dovrebbero sottostare alla competenza di un sovrintendente, di un direttore artistico e di altre figure apicali indispensabili (il Petruzzelli è una delle poche eccezioni che confermano la regola…). E c’è poi il pesantissimo problema dei fondi da mettere a disposizione. Lo spiego con un simpatico esempio. Dissero a Pulcinella, a Napoli, che si dovevano organizzare spettacoli di altissimo livello, anche con la sua partecipazione. Chi proponeva disse che però c’erano dieci problemi da risolvere. Il primo problema: non c’erauna lira! E Pulcinella chiuse subito il discorso così: “…Gli altri nove problemi è inutile che me li dici!”. Non so se mi sono spiegato. Il resto lo discuteremo a tempo debito, qualora questo “sogno di mezzo inverno” dovesse approdare ad un discorso serio…che forse sarà già difficile avviare, visto che mi risulta che ci siano in proposito già voci dissenzienti già nella maggioranza che governa la Città.La Fondazione, cari Lettori, non distribuisce utili ma tanti sacrifici ed inenarrabili problemi, basti vedere quante Fondazioni fanno la fame e vanno avanti a strappi e solo quando spira in poppa il vento di amministrazioni pubbliche molto solide finanziariamente ed imprenditori privati straricchi e socialmente illuminati. Qui, al momento, non esistono nè le une, né gli altri, dunque meglio non farsi illusioni. In un prossimo futuro…chissà!

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