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San Severo: GESŬ FLAGELLATO ALLA COLONNA. La statua esce la mattina del Venerdì Santo

La mattina del Venerdì Santo, di buon’ora, si snoda per le vie della città una bella e caratteristica processione devozionale. Dalla Chiesa della SS. Trinità (detta dei Celestini) esce la statua di Gesù Flagellato alla Colonna, mentre dalla Chiesa della Pietà (detta dei Morti) esce la statua dell’Addolorata. Contestualmente dal Santuario di Maria SS. del Soccorso esce, invece, la pesante croce di legno nero, portata a spalla da un penitente. In piazza Castello avviene il suggestivo rito dell’Incontro davanti ad una marea di popolo. La nostra città, dai secoli passati, ha avuto una particolare devozione per la statua di “Ecce Homo”. Il simulacro del Cristo Flagellato fu fatto scolpire nel 1790 su incarico del dottor fisico don Felice Sedena, Priore dell’Arciconfraternita del SS. Rosario, costituitasi presso la Chiesa di San Sebastiano (ora di Maria SS. della Libera) da Gregorio Palmieri. La statua, benedetta dall’arciprete della parrocchia, don Saverio de Letteriis, fu trasportata processionalmente nella chiesa di San Sebastiano ed esposta alla pubblica venerazione per i venerdì di Quaresima. Fu in seguito al colera del 1837 che s’introdusse il pio esercizio di trasportare processionalmente la statua di “Ecce Homo” nelle ore mattutine, come avviene tuttora. È da sottolineare l’elevato valore e significato artistico della scultura del Cristo Flagellato alla Colonna, considerata una delle più caratteristiche raffigurazioni di pathos presenti in terra di Capitanata. La statua, infatti, è stata valorizzata dalla Sovrintendenza dei Monumenti e delle Gallerie della Puglia che l’ha così descritta: “Gesù in piedi, piagato e grondante sangue, con le mani legate alla colonna e la testa chinata verso la spalla mostra un’espressione di profonda pietà popolare. Il simulacro è stato sottoposto, nel 1986, ad interventi di restauro conservativo che hanno riportato in luce le originarie fattezze, rendendola più luminosa ed intensamente forte nell’esprimere il dolore e la sofferenza fisica di Gesù.

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