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SAN SEVERO – I TRE TEMPI DI UNA CITTA’ ANTICA, LA CAMPAGNA, IL CENTRO STORICO E LA PERIFERIA

C’è un tempo per seminare e uno per raccogliere, diceva il saggio, introducendo un elemento fondamentale per il vissuto di ognuno: la differenza tra i vari tempi.
Va detto che passeggiando per le vie di San Severo si possono cogliere periodi diversi: su alcune costruzioni, dove stili e materiali differenti per epoca si incontrano e si fondono, come pure spostandosi dalla periferia al semicentro, fino all’antico centro storico, in cui il medioevo resiste in alcune stradine, i “rujalette” – che ci riportano idealmente al 1.116, anno di nascita della città – come in alcuni scorci e costruzioni, insieme a tutti i secoli trascorsi e al periodo barocco.
Questo tempo antico, con le sue atmosfere e la sua poesia, va quindi incontro a quello eterno della natura e della campagna che circonda la città, a cui fa da contral’altare il tempo moderno, quello della parte meno centrale e più recente della cittadina, con i palazzoni e le nuove costruzioni che testimoniano progresso, forza, economia, ma che rinunciano al fascino del passato.
Va da sè che il rapporto tra tempo e bellezza è molto stretto, infatti il passare dei secoli pone, soprattutto sulle costruzioni (come su alcuni oggetti: vedi le automobili o i mobili), una fascinazione d’epoca, una poesia naturale che si aggiunge alla grazia propria dell’oggetto e che lo rende di pregio, con carattere sia artistico che storico: pensiamo ancora alle rovine e alla loro malia pittorica, o alla poesia naturale dell’antichità e delle sue rappresentazioni nei diversi linguaggi artistici.
Presente nel tempo antico del centro storico e in quello senza età della campagna, la contemplazione si perde completamente nel tempo moderno, che invece accompagna i riti e gli impegni di tutti i giorni: guidare l’automobile, lavorare, sbrigare faccende e servizi vari…
Un tempo rivolto alla produzione di beni e servizi, all’economia, alla “quotidiana guerra” e che pare voltare le spalle alla profondità dell’essere: si potrebbe dire quasi, un tempo senz’anima.
Ma se il filosofo e scrittore napoletano Edoardo De Crescenzo ci ricorda che il tempo va vissuto in profondità e non in estensione, conferendogli spessore e intensità, gli americani, più pratici, parlano invece di tempo di qualità, riferito a quello trascorso con i propri cari, dedicato a sè stessi e sottratto all’usura della routine.
Ed è proprio il vivere in provincia che se da un lato pone inevitabili limitazioni per lo sviluppo di percorsi personali e professionali dall’altro permette una maggiore qualità del tempo, grazie alla possibile moderazione dei ritmi e alla conquista di quella lentezza tanto necessaria alla contemplazione e alla bellezza, e in definitiva al nostro benessere.
Allora viviamo con consapevolezza i tre tempi, e rispettiamoli, così se cammineremo nel centro storico ricorderemo che ci stiamo muovendo nel tempo antico e che dovremo adeguare i ritmi e le velocità, passando idealmente dai moti dell’automobile a quelli della carrozza, allo stesso modo se ci ritroveremo in campagna.
Cambierà così la percezione dell’ambiente che ci circonda, del nostro corpo e dei pensieri, spingendoci a cogliere l’energia profonda e l’atmosfera di ogni luogo, a rispettare la città e insieme noi stessi, ricordando che il tempo intesse la nostra vita, per liberarlo finalmente da un’assurda traduzione economica.
Nazario Tartaglione

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