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SAN SEVERO – IL DIALETTO, IDENTITA’ E VALORE DI UNA LINGUA ANTICA, PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UMANITA’

Padre della lingua italiana, patrimonio culturale immateriale dell’umanità, elemento fondante dell’identità di ogni comunità ed espressione delle diverse ricchezze culturali, la lingua locale resta un codice linguistico dibattuto, intorno a cui si raccolgono opinioni aperte e pregiudizi di sempre, volti a screditare la sua naturale e secolare vitalità – nonostante l’Italia primeggi nel mondo per numero e varietà di idiomi, avendo ogni Comune il proprio.

Capace di reggere composizioni artistiche sia letterarie che musicali, di dare colore alla comicità, al teatro e alla filmografia, di accompagnare i ritmi e i tempi pratici della quotidianità e di incarnare la cultura e la vita popolare, sebbene la sua storia affondi nei secoli, il dialetto continua ad essere considerato, pure dal sistema scolastico, lingua volgare per eccellenza – certamente pagando i pregiudizi e il cattivo uso che tanti ne fanno: a cui farà da contraltare il dialetto artistico proprio delle poesie, delle canzoni, della narrativa, del teatro e dell’arte vernacolare tutta.

Ghettizzate, ripudiate, fino ad essere considerate in passato lingue del peccato, in un alone di trasgressione e illegittimità, le lingue locali hanno dovuto faticare non poco per sopravvivere e lo hanno fatto grazie alla loro bellezza, famigliarità, praticità, saggezza, antichità e all’infaticabile lavoro degli autori che attraverso esse raccontano l’animo della propria terra.

Grazie anche all’inadeguatezza della lingua nazionale rispetto agli ambiti e ai mestieri popolari che richiedono una comunicazione snella ed efficace, gli idiomi hanno mantenuto il loro posto nel vissuto quotidiano, sedimentando così esperienza e conoscenza, le stesse espresse da detti e proverbi; fino a costituire un vero e proprio scrigno di mondi ed epoche lontane, carico di suggestioni ed echi ancestrali, ancòra nella coscienza individuale e collettiva.

Negli ultimi vent’anni in particolare, in reazione al processo di globalizzazione ricaduto sui popoli di tutto il mondo, i dialetti hanno accompagnato la nascita di localismi e la naturale rivendicazione identitaria che ne deriva – pensiamo per la Puglia ad esempio al ritorno della musica tradizionale salentina e garganica, al revival del cantautore apricenese Matteo Salvatore, insieme alla nascita di un nuovo cantautorato dialettale che riguarda diverse zone della regione, compresa la Capitanata – in cui San Severo, insieme ad Apricena, Foggia e al territorio del Gargano, svolge un ruolo significativo grazie ai diversi musicisti che alla lingua locale si dedicano.

Sempre per San Severo come non ricordare l’infaticabile lavoro svolto dai maestri Ciro Pistillo e Attilio Littera, autori di numerose pubblicazioni dialettali nel teatro, nella storia, nell’enogastronomia, fino all’opera fondamentale “Il dialetto di San Severo nella lingua dei Padri. Dizionario e grammatica”.

L’augurio quindi è che si riconosca sempre più il valore di questo codice linguistico e che il dialetto non giunga ad essere insegnato nelle scuole solo quando sarà, come qualcuno amaramente auspica, lingua morta.

Di seguito l’estratto da una poesia del poeta siciliano Ignazio Buttita sull’argomento

Un populu – di Ignazio Buttita

Un populu mittitilu a catina spughiatilu attuppatici a vucca è ancora libiru. Livatici u travagghiu u passaportu a tavula unnu mancia u lettu unnu dormi, è ancora riccu. Un populu diventa poviru e servu quannu ci arrubbanu a lingua addutata di patri: è persu pi sempri. Diventa poviru e servu quannu i paroli non figghianu paroli e si mancianu tra d’iddi. Mi nn’addugnu ora, mentri accordu la chitarra du dialettu ca perdi na corda lu jornu…

Un popolo

Un popolo mettetelo in catene spogliatelo tappategli la bocca è ancora libero. Levategli il lavoro il passaporto la tavola dove mangia il letto dove dorme, è ancora ricco. Un popolo diventa povero e servo quando gli rubano la lingua ricevuta dai padri: è perso per sempre. Diventa povero e servo quando le parole non figliano parole e si mangiano tra di loro. Me ne accorgo ora, mentre accordo la chitarra del dialetto che perde una corda al giorno….

 

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