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SAN SEVERO – IL NATALE COME OCCASIONE DI INCONTRO E RISCOPERTA DI SE’

Facendo un breve excursus storico dall’entrata dell’Italia nella Comunità Economica Europea nei primi anni del 2000, con il relativo cambio di moneta e le ripercussioni economiche, come la perdita di valore monetario e l’aumento della povertà, fino alla crisi finanziaria del 2008, trascinatasi per oltre dieci anni e seguita dall’esplosione della crisi pandemica, è chiaro che questi decenni non sono senz’altro tra i più facili della nostra storia.
Niente a che vedere con gli anni delle guerre mondiali vissute dai nostri nonni o bisnonni certo, ma comunque c’è un inasprimento della “quotidiana guerra”, che porta a maggiori difficoltà, ostacoli che conducono tra l’altro a relazioni meno armoniose, spesso segnate da solitudine, rabbia, incomprensioni, divisioni e delusioni. Una società alle strette, inevitabilmente in crisi: economica, personale, familiare, sanitaria, dove si affacciano per tanti nuovi equilibri precari, mentre quelli già fragili rischiano di crollare.
Questo Natale più che mai diviene quindi un’occasione di conforto e di confronto con sè stessi e con il prossimo. Un modo per provare a fare il punto della situazione, pensando a tutti i cambiamenti violenti accorsi, che inevitabilmente influenzano il rapporto con l’esistenza e con sè stessi, tanto da stravolgere la vita e il senso stesso di identità. Un’occasione per ritrovarsi, per riprendere contatto con sè stessi, attraverso una semplice pausa fino ad un vero e proprio periodo di riflessione, di raccoglimento, lontani dalla frenesia di tutti i giorni, favorendo una reale esperienza spirituale che, ricordiamo, dovrebbe essere alla base della festività natalizia.
Prendersi cura di sè, allora, dei propri desideri, rispolverare i sogni messi in pausa, i progetti accantonati o portati avanti con accresciuta fatica, ma soprattutto tornare a tenderci la mano, smettendola di puntare il dito, come abbiamo fatto fin’ora sotto la stress della pandemia, alla ricerca di colpevoli e di capri espiatori per i diversi problemi inattesi.
Che il Natale avvii ad una nuova unione sociale, che sia occasione di mitezza, comprensione, dialogo e sostegno reciproco, antidoto ad una febbre ancor più brutta, quella della solitudine, dell’incomunicabilità e della disperazione che in questi mesi attanaglia tanti.
Celebreremo così la presenza dell’amore, non più distante, ma entrata nel mondo e vicina all’uomo, risvegliando la pace, la quiete e la luce interiore che accompagna il cammino di ciascuno.
Che sia inoltre esperienza di identità comunitaria, nel recupero del senso profondo delle tradizioni, messe sempre più alle strette da visioni esterofile che tendono a strumentalizzare gli effetti naturali dell’incontro tra popoli di cultura e credo diversi: una globalizzazione selvaggia a cui non va lasciato spazio, da affrontare coi colori e la speranza propri del Natale.
Nazario Tartaglione

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